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title: "Caccia alle allodole: quando, come e dove"
description: L’allodola, si sa, è maestra del cacciatore ed era cosa comune, per i giovani che si avvicinavano a questo mondo, che si iniziasse a praticare la caccia alle allodole per fare pratica e imparare i segreti del tiro sul selvatico in volo.
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# [Caccia alle allodole: quando, come e dove](https://blog.hunting-spot.com/caccia-alle-allodole-quando-come-dove)

 Scritto da [Saro Calvo](https://blog.hunting-spot.com/author/saro-calvo) | 19-nov-2019 15.40.31

Ho molto rispetto per questo **piccolo migratore**: per la sua forza e tenacia a dispetto della sua fragilità e piccolezza, capace di percorrere migliaia di chilometri durante la **migrazione**.

Ogni anno, la sua presenza gioiosa mi riporta alla mente la mia giovinezza quando imparai **le prime nozioni di caccia.**

**L’allodola**, si sa, è maestra del cacciatore ed era cosa comune, per i giovani che si avvicinavano a questo mondo, che si iniziasse a praticare proprio la **caccia alle allodole** per fare pratica e **imparare i segreti del tiro sul selvatico in volo**.

Ricordo che in compagnia di alcuni cacciatori più anziani, ci recavamo su dei “tavolieri”, ampi campi con ancora qualche stoppia, contrassegnati solo da muri a secco, pochi alberi, qualche cespuglio a qualche chilometro di distanza dal mare. Una volta posizionate **un paio di civette meccaniche**, i due cacciatori più esperienti ci piazzavano in ordine sparso dietro un alberello di ulivo, un grosso cespuglio di lentisco, un muro o delle balle di paglia rimaste abbandonate nel campo, sempre in modo che ci vedessimo tra di noi, alcuni più vicini ai richiami altri un po’ più lontani.

I più esperienti si mettevano ai lati con **richiami manuali o a bocca** e iniziavano a **richiamare le allodole**. I branchi di allodole entravano alti dal mare, il loro canto si udiva molto prima di riuscire a distinguere quei puntini scuri appesi nel cielo terso; appena udivano il richiamo iniziavano l’avvicinamento nel campo per riposarsi e pasturare, compiendo alcuni giri di perlustrazione e compattandosi appena visualizzavano le civette.

Si passavano così **giornate allegre e in compagnia**, mentre si imparava a valutare la distanza di tiro e l’anticipo, ad **ingaggiare il selvatico in volo** e a **sparare col fucile in movimento**, a segnare il punto di caduta per recuperare il capo abbattuto. **La caccia all’allodola** **rappresenta la migliore palestra per il giovane** che si cimenta con l’arte venatoria sotto tutti i punti di vista delle capacità che deve possedere un vero cacciatore. 

 

 

Considerata poco stimolante per molti rappresenta una forma di caccia di seconda scelta, per altri rappresenta un must a cui dedicarsi a tempo pieno nel periodo di passo. Provandola, però, scopriamo che anche questa attività venatoria riesce a regalare, a chi la pratica, un bel carico di **emozioni e soddisfazioni**.

La presenza delle allodole, soprattutto al sud, indica che il **passo è iniziato**.

È il mese di ottobre, più o meno inoltrato a secondo delle condizioni climatiche, con le sue belle giornate soleggiate, l’incipiente autunno che assomiglia ancora molto alla primavera con clima mite. Anche se la campagna inizia a spogliarsi al nord e a diventare più verde al sud, l’odore di terra arata di fresco misto al fumo degli arbusti di ulivo bruciati dopo la raccolta delle olive riempiono l’olfatto e la vista di una sensazione di calma misto a un senso di tristezza ed euforia, dal cielo un po’ azzurro e un po’ velato proviene il **melodioso e gioioso canto** delle allodole che invade le campagne.

Quando è periodo di **migrazione,** le allodole si sentono già di mattina presto. Se i venti soffiano dai quadranti occidentali o il vento è assente, i selvatici si manterranno alti e difficilmente visibili, al contrario con i venti orientali, specie se tesi, voleranno a un’altezza inferiore facilmente visibili.

**Essendo un uccello abituato alle vaste praterie**, durante il volo eviterà di passare sulle zone alberate e boschive e al contrario individuerà i vasti campi aperti meglio se con erba bassa e rada.

Dopo un rapido volo di perlustrazione, il **branchetto** che poco prima volava ad un’altezza considerevole si tufferà giù gradualmente, come se rimbalzasse nell’aria, su qualche stoppia, ancora scampata all’aratro di questa nostra agricoltura sempre più intensiva, o in qualche campo verde, se si ha avuto la fortuna che della pioggia, nei giorni precedenti l’arrivo delle allodole, abbia bagnato i campi favorendo la nascita delle tipiche erbe autunnali. **Altrimenti si dovranno posare sull’incolto o sull’arato.**

Queste condizioni non sono da sottovalutare quando si decide di praticare la **caccia all’allodola**, in quanto sia nella stoppia che nel campo di erba il selvatico troverà facilmente la pastura, costituita da germogli, semi e piccoli invertebrati e **si sentirà protetto dalla presenza della vegetazione**, questo renderà il selvatico più calmo e confidente. Quando, al contrario, non trova le condizioni ambientali giuste sarà sempre sul chi vive, molto **nervosa e schiva**, pronta a involarsi a lunghe distanze appena avrà intuito un pericolo.

 

## Conoscenza del territorio e delle condizioni climatiche

Per cacciare con profitto l’allodola si presuppone che ci sia una buona **conoscenza del territorio**. Sia che si effettui su **selvaggina di passo** che su selvaggina ormai ambientata sul territorio, sarà necessario conoscere quali sono le zone sulle quali i branchetti in entrata transiteranno e quali gli areali preferiti per pastura presso i quali trascorreranno alcuni giorni.

Quando **le allodole** sono in entrata infatti **seguono in branco sempre la stessa direzione**, pertanto se non si individua questo corridoio o si trova occupata la postazione in prossimità di esso, conviene cambiare zona altrimenti si rischia di non sparare un colpo.

Stesso discorso vale per i luoghi di **sosta e pastura**, ve ne sono alcuni maggiormente prediletti da questi selvatici, mentre in altri la presenza sarà scarsa o nulla. La **conoscenza del territorio** è legata anche alla conoscenza delle condizioni climatiche, perché un vento da nord piuttosto che uno da sud, o una giornata nuvolosa invece di una soleggiata, possono far cambiare abitudini ai nostri selvatici e **serve rimodulare tutta la strategia di caccia.**

 

 

## Metodi di caccia alle allodole

**Il classico metodo di caccia all’allodola** consiste nella realizzazione di un capanno presso un potenziale luogo di pastura in prossimità delle zone di entrata.

**Il capanno** può essere costruito sul posto utilizzando anche rami secchi, canne o vegetazione locale, può essere di quelli sintetici in stoffa mimetica. Ma siccome per antonomasia l’allodola è un **animale curioso**, specie nei primi giorni di presenza sul territorio, sarà sufficiente anche il nascondersi dietro un grosso cespuglio, dietro un alberello o un muro e non preoccuparsi molto se le canne del fucile dovessero brillare alla luce del sole perché forse questo potrebbe attirare i selvatici.

Ricordiamo, infatti, che uno dei richiami più diffusi è **lo specchietto per le allodole**. Lo studio di questi selvatici, però, ha fatto scoprire che non si tratta di curiosità, ma solo di un **sistema difensivo** **che induce il branco a compattarsi** e a sfidare il possibile pericolo, anziché scappare.

L’avvicinamento del branco al **richiamo**, specchietti, giostra o civetta, sarà lento e continuo, il cacciatore dovrà essere bravo a calcolare il momento giusto per alzare il fucile o per venir fuori dal riparo e sparare, in quanto **un movimento sbagliato** può inficiare tutto e il momento tanto atteso svanire in un attimo, e quel volo lento e compatto di avvicinamento si trasforma in un **volo di fuga** veloce e dalla direzione mutevole in senso opposto che lascerà il cacciatore col fucile puntato a cercare col mirino la preda che si muove a scarti continui.

 

**Calma e immobilismo**, al contrario, faranno in modo di far avvicinare l’intero branco e se si riesce a far passare le avanguardie, senza sparare o farle insospettire, il resto seguirà confidente consentendo di effettuare anche qualche coppiola.

Bisogna prestare attenzione sempre alle **condizioni meteo** perché giornate di vento troppo forte, cielo nuvoloso o pioggia, renderanno questi selvatici molto nervosi e schivi, difficili da avvicinare e restii a curare qualsiasi richiamo perché più propensi a rimanere al suolo.

Nella **forma di caccia vagante**, uno stile di caccia molto dinamico, invece, **il selvatico mostrerà di volta in volta un comportamento diverso** in base alla situazione in cui si decide di insidiarla. Di solito si effettueranno **tiri di istinto e veloci** perché i selvatici, che si trovano posati in pastura tra l’erba, si involano a 15/20 metri portandosi subito fuori tiro con un **volo basso** che, a causa della colorazione mimetica e alle piccole dimensioni dell’allodola, rende il tiro difficile e stimolante per i più esigenti.

 

 

Se la caccia avviene **di mattina presto o pomeriggio tardi** su selvatici di entrata, potrà anche capitare che si involeranno vicini al cacciatore che avrà la possibilità di **mirare il selvatico** e sparare al momento in cui raggiunge la giusta distanza.

**Selvatici più diffidenti** per il fatto che si trovano sul territorio da più tempo o a causa delle condizioni climatiche, si involeranno a distanza maggiore e richiederanno un tiro più veloce perché già al **limite della portata del fucile** e della munizione.

Quando si decide di affrontare questo tipo di caccia è necessario **prestare molta attenzione** a cosa ci circonda, case, strade, persone, animali, perché i tiri sono bassi e orizzontali al suolo; è consigliabile, inoltre, accostare i selvatici sottovento in modo da farli involare a sfavore di vento così che per un attimo, **librandosi in aria**, quasi fermi, facendo precedere il volo dal **tipico trillo**, si avrà il momento giusto per effettuare un tiro agevole. Subito dopo, infatti, inizieranno a scartare e a prendere quota mentre si allontanano.

Se si tratta di selvatici ancora confidenti, **non si rimetteranno troppo lontani e ci consentiranno di avvicinarli due o tre volte.**

Al contrario, se i selvatici sono ormai smaliziati, dopo il **primo involo** a distanza maggiore rispetto ai primi giorni, effettueranno anche una rimessa più distante. Per le condizioni del terreno dove si svolge questa forma di caccia, è necessario, una volta abbattuto il selvatico, **fissare bene il punto di caduta** e non spostare mai gli occhi dal punto esatto altrimenti si corre il rischio di perdere il capo tra l’erba, a meno che non si è accompagnati da un **ausiliare per il riporto**.

 

 

## Utilizzo dei richiami e attrezzatura da caccia

Nella caccia di appostamento si rende necessario **l’utilizzo di richiami** a bocca, unitamente a quelli visivi come **specchietti, giostre o civetta elettronica**, per richiamare l’attenzione dei selvatici che transitano sui campi, in modo da farli avvicinare all’appostamento o di farli riavvicinare dopo che si è sparato la prima volta. **Solo in questo modo si avrà la possibilità di fare carniere**.

Il richiamo a bocca o manuale sarà utile anche nella forma di **caccia vagante** per provare a far tornare indietro il branchetto di allodole dopo che si è involato.

 

## Affinamento della mira, anticipo e distanza di tiro

La caccia all’allodola, come già accennato, rappresenta **un’ottima palestra per il cacciatore** sia esso neofita per affinare la tecnica e la mira, o esperto magari per fare un rapido ripasso delle nozioni base di tiro al selvatico.

**Il tiro**, soprattutto da postazione fissa, risulta essere abbastanza agevole e semplice in quanto non richiede particolare perizia né **calcoli di anticipi** esagerati, ma a patto che si abbia il sangue freddo di attendere l’ingresso del selvatico nel **raggio d’azione del nostro fucile e della munizione**, altrimenti, se troppo distante, facilmente il selvatico dalle ridotte dimensioni potrebbe passare nei **vuoti della rosata** senza rimanere colpito.

Il cacciatore alle prime armi imparerà che l’allodola è un selvatico che si può sparare senza grande **spreco di munizioni** a patto di non essere precipitosi, che si individui bene il capo a cui sparare nel branco e che **non si spari al branco**, appunto, e che solo dopo essere certi di aver colpito l’obiettivo si può **cercare un altro bersaglio** tra i selvatici in volo che si sono sparpagliati dopo il primo colpo.

Nella caccia vagante il tiro risulta essere leggermente più impegnativo a causa del fatto che spesso **l’allodola**, una volta libratasi in volo, dopo aver percorso qualche metro volando bassa e difficilmente distinguibile dallo sfondo grazie alla sua colorazione, **inizia un movimento ondulatorio in allontanamento** **che può facilmente** **ingannare il tiratore.**

**La caccia all’allodola** aiuterà a far capire l’importanza di **mirare il selvatico prescelto** e di non farsi distrarre da tutti quelli intorno, aspetto questo che tornerà molto utile ogni volta che si cacceranno selvatici in branco; farà comprendere l’importanza del **tempo di mira e sparo**; **l’anticipo** che si deve dare quando si spara un selvatico in movimento che sarà proporzionale alla velocità dello stesso; la capacità di valutare la giusta **distanza di ingaggio** del selvatico.

 

 

 

## Scelta delle munizioni e del fucile

La scelta delle **munizioni per la caccia all’allodola** non può prescindere dalla mole del selvatico e dalle **distanze di tiro** che avvengono comunque sempre entro i 30 metri. Pertanto munizioni con **piombo 10, 11 o 12** con grammature medie in base al calibro prescelto, sono più che sufficienti e consentono di ottenere delle **rosate sufficientemente guarnite**, anche a distanze medio/lunghe, che consentono di colpire il selvatico in diversi punti vitali.

 

 

Sulla numerazione del piombo, in verità, ci sono **pareri diversi**, infatti, alcuni specialisti di questa caccia sostengono che munizioni con piombo troppo fine, 11 o 12 per intenderci, causano un **eccessivo impatto** sul piccolo corpo dell’allodola rischiando di sciupare eccessivamente il selvatico che, tra pallini di piombo e schegge di osso, rischierebbe di divenire immangiabile.

Così consigliano di utilizzare numerazioni di piombo leggermente più grosse 9/9 ½, o 10, perché l’allodola rimane pur sempre un **selvatico poco resistente** alle ferite quindi due o tre pallini di piombo che colpiscano anche in punti non vitali possono essere sufficienti per catturarlo.

 

 

Per quanto riguarda il **tipo di fucile** si ritiene che qualsiasi arma possa andare bene per questo tipo di caccia ma se proprio si vuole essere precisi si potrebbe optare per un **semiautomatico o un sovrapposto** nella caccia di appostamento con canne medie da 67 cm e strozzatura che può variare dal \*\*\* al \*\*; nella forma vagante **[si potrebbe optare per una doppietta](https://blog.hunting-spot.com/semiautomatico-sovrapposto-o-doppietta-pro-e-contro/)** che ci darà una visuale migliore del selvatico nell’atto dell’ingaggio, anche questa con canne medie e con una strozzatura consigliabile di \*\*\*\*/\*\*.

Relativamente al **calibro da utilizzare** per la caccia all’allodola non ce n’è uno particolarmente vocato, pertanto sono tutti utilizzabili dal 12 al 410. Volendo fare una scelta si potrebbe optare per **un 12, 16 o 20 per la** **caccia d’appostamento** e utilizzare **un 20, 28 o 410 per la** **caccia in forma vagante** visto che prevede delle lunghe camminate e dei tiri più veloci che richiedono un’arma più maneggevole e facile al brandeggio.

 

 

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