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La nuova stagione e un'apertura diversa

Scritto da Saro Calvo | 2-set-2022 11.00.06

Ogni giorno consacrato a Diana l’ho sempre vissuto come un giorno unico.

Ma l’apertura, il giorno che segna l’inizio della nuova stagione venatoria è sempre magico nonostante siano passati decenni dalla prima volta, nonostante siano cambiate le mode e soprattutto i tempi, le leggi e la politica.

Nonostante tutto, “siamo ancora qua”!

 

La sveglia

Per il giorno dell’apertura della caccia esistono diversi tipi di sveglia: ci sono sveglie che risuonano nelle camere degli appartamenti, nelle auto nascoste tra cespugli e sotto gli alberi poco distante da dove passeremo la nostra giornata; altre risuoneranno nelle tende di chi vuole vivere questa giornata pienamente pensando bene di recarsi sul posto il giorno prima a bivaccare.

Ci sono, poi, quelle interiori che ti fanno sbarrare gli occhi nel centro della notte, poco dopo essere andato a letto e tantissime ore prima del sorgere del sole e del rendez-vous concordato con i tuoi compagni, facendoti sentire già pronto ad alzarti dal letto, ad affrontare la giornata nella natura.

 

 

Trascorri quelle ore coscienti e tranquille, ascoltando tutti i rumori della casa e quelli fuori e anche il silenzio, pensi e rifletti sul posto che hai scelto per l’apertura, visto e rivisto diverse volte nei giorni precedenti, ti chiedi se anche i tuoi antenati cacciatori avrebbero approvato la scelta del luogo e il tipo di appostamento approntato.

Ripensi a quanti anni sono passati dalla prima sveglia per l’apertura e quante ne sono seguite, con quanti amici e parenti hai condiviso questi attimi indimenticabili e quanti di loro non ci sono più perché hanno scelto altre compagnie o perché sono volati via.

 

 


Un occhio al tempo

“O tempora o mores” la figura del cacciatore sull’uscio a rimirar è ormai lontana e appartiene al nostro passato, perché con i nuovi strumenti tecnologici non stiamo più col naso fuori casa o davanti la finestra per cercare di prevedere le condizioni climatiche che ci accoglieranno l’indomani, ma basterà controllare sulla nostra app del telefono.

Sarà caldo, tirerà vento e che tipo di vento? Non sono informazioni superflue, non sono relative solo al tipo di vestiario da indossare per il giorno fatidico, ma riguardano il comportamento dei selvatici in primis e le munizioni che dovremo preferire. Con maggiore grammatura di piombo o più leggere.

 

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La scelta delle munizioni

Resta assodato che per l’apertura si utilizzerà la nostra arma più fidata, quella che con cui abbiamo più confidenza, perché dopo mesi di fermo, a parte qualche sparacchiata al Tav, non possiamo permetterci di fare brutte figure.

 

 

Non si tratta solo del problema di tornare a casa col carniere vuoto, è sempre una possibilità concreta per chi va a Caccia, fa parte del gioco, e non è per evitare gli sfottò degli amici, ma si tratta di un vero e proprio rito propiziatorio in grado di condizionare positivamente o negativamente tutta la stagione che verrà.

E allora volete che la scelta delle munizioni sia meno importante? Potremmo mai affidarci a munizioni dall’esito incerto? Assolutamente no!

 

La mia scelta per l’apertura

Considerando che l’apertura della caccia avviene in un periodo che ci ricorda ancora fortemente il clima estivo, ho sempre ritenuto necessario utilizzare delle munizioni con grammature di piombo leggero. Utilizzando il calibro 20 mi sono sempre orientato su munizioni con 25/26 grammi di piombo. Da qualche anno la mia scelta ricade sulle F2 Classic Fiber della Baschieri & Pellagri.

 

 

Soprattutto per la caccia alla quaglia che pratico con il cane da ferma.

Ma voglio ricordare il giorno dell’apertura di qualche anno fa, in cui sono stato invitato da amici in riserva a praticare una caccia che da noi è poco conosciuta: quella al fagiano.

 

 

Non sono particolarmente felice di cacciare animali immessi, avrei preferito anche un paio di quaglie purché selvatiche, tuttavia accetto l’invito degli amici, anche perché voglio mettere alla prova il mio ausiliare su questa selvaggina che non ha mai incontrato.

 

La prima caccia al fagiano in apertura

Mi trovo in un’azienda faunistica venatoria e mi sovvengono le parole di Piero Pieroni a proposito del fagiano da molti considerato un pollo ma per alcuni è un sacerdote che officia il sacro rito della caccia.

Preferisco affidarmi al calibro 12 oggi, ed utilizzo come munizione la Mythos B&P con couvette più borra in feltro e piombo nichelato del 7.

Mi piace molto questa polvere MG2 B&P perché la trovo, insieme alla M92S, molto costante nella resa e poco influenzata dai fattori climatici aspetto che ne consente l’utilizzo per tutta la stagione venatoria dal caldo autunno al freddo inverno.

 

 

Ritengo, inoltre, molto azzeccato questo abbinamento di chiusura stellare e borra in feltro che associate ad una canna da 67 cm con strozzatura da tre stelle, ritengo mi daranno ottimi risultati sulla distanza medio lunga su selvatici coriacei come il fagiano, offrendo rosate ben guarnite e piombo con alta capacità lesiva.

Certo sono un po’ in ansia perché ho infranto il mio principio che consiste nell’utilizzare munizioni con pochi grammi di piombo. Però basta, adesso sono a caccia e voglio trascorrere una serena giornata di apertura in compagnia di amici, con il mio ausiliare e in serenità.

 

 

Così ci dividiamo in due squadre io con l’amico Nello e il mio Breton, mentre Francesco andrà con Piero e i suoi cani.

Il terreno consiste in un’alta collina, con terrazzamenti i cui fianchi sono contraddistinti da folta vegetazione mediterranea, mentre le parti piane riportano una vegetazione più bassa e verde principalmente di nepetella tipica specie vegetale delle stoppie non arate.

L’aria fresca del mattino lascia presto posto ad un caldo sole di fine settembre. Sembrava che dovessimo avere fagiani ad ogni piè sospinto, invece troviamo qualche difficoltà a trovarli, forse perché il mio ausiliare non riesce a decifrarne l’odore e forse perché sono stati immessi qualche settimana prima e sono ben ambientati.

Finalmente sembra abbia agganciato una pista olfattiva, dettaglia molto a terra, ha degli scatti frenetici, sale su un muro basso ed è in ferma.

Punta verso il basso, siamo ai margini del fianco del terrazzamento, 15 metri più sotto parte fragorosa una fagiana che velocissima si catapulta verso il fondo collina, tentenno a tirare perché abituato come sono con i piccoli calibri temo sia già fuori portata.

Ma provo lo stesso è la prima occasione della giornata!

Il colpo non è neanche rumoroso, il mio semiatuomatico Astro Breda 12/76 non mi fa sentire che un leggero rinculo, tuttavia la fagiana sembra una stella cometa tanta è la scia di piume che lascia nella sua parabola discendente verso il suolo. Il Breton scatta per il riporto e poco dopo torna con il gran bottino tra le labbra.

 

 

Sono entusiasta, non l’avrei mai detto, sia per il lavoro del cane che per il “selvatico” incarnierato e per la bella fucilata.

Ancora un’altra ferma nei pressi di alcune canne vicino ad un boschetto di eucalipti. Mastica l’aria il piccolo ausiliare bianco e arancio, è attentissimo con naso al vento segue con lo sguardo un movimento invisibile tra il folto, decide ad un certo punto che il momento è propizio e si infila dentro ed eccolo un “pollo colorato” ma bellissimo e forte e affascinante pur nella sua falsità di selvatico vero.

Si stacca dal suolo gridando, la lunga coda e i colori sgargianti, si incolonna incredibilmente veloce, è già altissimo sopra la chioma degli alberi ma è proprio allo zenith che nuovamente la Mythos con 37 grammi di piomo 7 nichelato, couvette e borra in feltro, mi regala un altro bellissimo ricordo, chiudendolo in aria, arrestandolo all’istante e spegnendo quella sua energia.

 

 

La mattinata trascorre così molto rilassata e divertente tra ferme, riporti e quella munizione, la Mythos, che offre il meglio di sé.

Dopo pranzo ho modo di incontrare il proprietario, mi svela che la zona è molto propizia anche per il passo delle beccacce, ci penso, chissà che non mi faccia un viaggetto tra qualche mese, mi svela comunque che in alcune stoppie a qualche centinaia di metri dalla casa di caccia ci sono delle quaglie selvatiche.

Nella cacciatora mi ritrovo una decina di F2 Classic Fiber in cal.20/67 con 26 grammi di piombo 9, polvere F2 36 mi faccio prestare la doppietta Renato gamba dall’amico Piero, vado subito a prendere il Breton e parto alla volta del campo. Mi sento un re adesso, da solo con il mio ausiliare a confronto con selvatici veri.

Perde pochissimo tempo Lucky, già stanco dalla calda mattinata, è in ferma a 40 metri su un dolce crinale mi avvicino cauto, rompe a testa bassa con il codino che impazzisce, di nuovo fermo in linea retta a testa alta, parte la mia “bionda d’Africa” ne ascolto il frullo, la osservo quasi al rallentatore prendere quota tra l’erba, guardo quei suoi occhietti, le zampe chiare che si ritraggono sotto il ventre, osservo la differenza cromatica tra le piume della schiena e quelle del sottocoda.

 Si allontana veloce in discesa verso una parte più folta, ma una mano invisibile la spiuma in volo, la ferma, la chiude facendole reclinare la testa…” qua Lucky porta, porta...”