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Manuale per ricaricare cartucce da caccia a pallini

Scritto da Gianluca Garolini | 23-mag-2018 7.26.51

In questo articolo ho cercato di presentare in modo semplice ma comunque approfondito tutte le nozioni, l'attrezzatura e i componenti che un caricatore domestico utilizza e sfrutta ogni giorno per caricare le proprie cartucce a pallini.

Per facilitare la lettura e permetterti di orientarti verso le parti che più ti interessano dell'articolo ho realizzato questo indice. Ti basterà cliccare sui differenti capitoli per leggerli in modo più rapido.

 

1) La ricarica delle cartucce a pallini: perché farlo?

2) L'attrezzatura necessaria per la ricarica di cartucce da caccia a pallini

3) Come creare un ambiente sicuro ed adatto per la ricarica delle cartucce

4) La tipologia di inneschi utilizzabili e come sceglierli

5) La scelta della polvere per caricare le nostre cartucce da caccia

6) Come scegliere i bossoli più adatti

7) La ricarica di bossoli sparati: cosa bisogna sapere

8) Le principali tipologie di borraggio e gli effetti sulle rosate

9) La scelta dei pallini: numerazioni, materiali e grammature

10) La densità di carica e la compressione del borraggio

11) La chiusura delle cartucce

12) Le principali operazioni per la ricarica di cartucce da caccia

13) Pressioni massime e velocità iniziali: come stabilire se sono giuste o no

14) Come e dove conservare le cartucce appena ricaricate

 

 

1) La ricarica delle cartucce a pallini: perché farlo? 


Sicuramente per i nostri nonni il caricamento domestico di cartucce a pallini era quasi indispensabile per due motivi.

  1. Il caricamento industriale non aveva ancora raggiunto uno sviluppo adeguato. Semplicemente era molto difficile trovare in vendita cartucce originali dedicate alle specifiche forme di caccia più importanti ed inoltre la distribuzione era molto più limitata e difficile.


  2. Le cartucce originali non avevano un ottimale rapporto qualità-prezzo. Sicuramente ci saranno state delle eccezioni, tuttavia la maggior parte delle cartucce originali aveva un prezzo molto alto e performance non sempre discrete.


Ecco perché la maggioranza dei cacciatori e tiratori ricorreva al caricamento individuale oppure all’acquisto di cartucce prodotte artigianalmente nelle armerie.

 

 

Oggi invece troviamo un enorme assortimento di munizioni originali di buona marca e di ottime caratteristiche, che ci permette di fronteggiare qualsiasi esigenza venatoria.

 

 

Si risparmia caricando da soli le proprie cartucce da caccia?


Non sempre.

Infatti il caricamento domestico trova scarse giustificazioni legate all'aspetto economico. Infatti i materiali che servono per il caricamento delle cartucce sono spesso molto costosi e di non facile reperibilità.

Tuttavia è possibile risparmiare se carichiamo determinate tipologie di munizioni, oltre alla possibilità di riutilizzare i bossoli sparati.

 

 

Perché allora cacciatori e tiratori continuano a ricaricare le proprie cartucce?


Se provi a chiederlo ad un caricatore ti risponderà che carica da solo le sue cartucce perché riesce ad ottenere performance migliori delle originali. 

Ma è vero?

No, spesso è solo un'illusione. Piuttosto il reale vantaggio del caricamento domestico è quello di munizioni più adatte per il tipo di caccia praticato, per l’ambiente venatorio e per la propria arma. 

Le cartucce originali funzionano sempre perfettamente e con ottime prestazioni sulla gran parte delle armi in commercio, più difficilmente una cartuccia caricata in casa e senza controlli tecnici al banco sarà in grado di fare altrettanto.

Per questo è sbagliato dire sono migliori delle originali. O meglio il caricatore domestico potrebbe più giustamente affermare:


"Nel mio caso funzionano meglio delle commerciali."

Le cartucce ricaricate sono infatti molto specifiche, realizzate adattando dosi e componenti della carica secondo le caratteristiche del fucile, il metodo di caccia, l'habitat del selvatico, la distanza media dei tiri, fino ai propri tempi di intervento nello sparo!

 

 

Ma oltre a ricercare il migliore rendimento balistico possibile in particolari condizioni d'impiego, la ricarica delle proprie cartucce da caccia è anche una vera soddisfazione.

Sono sicuro che molti cacciatori e tiratori lo facciano proprio per questo motivo.  Colpire il bersaglio o la preda con la cartuccia frutto di intenso studio, prove di rosata e aggiustamenti successivi e graduali è un'emozione unica, che ogni cacciatore dovrebbe assaporare!

 

 

2) L'attrezzatura necessaria per la ricarica di cartucce da caccia a pallini



Per ricaricare le tue cartucce da caccia a pallini non ti serviranno molti attrezzi. Piuttosto dovrai scegliere se fare tutto manualmente oppure affidarti a macchine meccaniche ed elettriche in grado di assemblare cartucce in successione rapidamente.

Ciò dipenderà essenzialmente dal tuo budget e soprattutto dal numero di cartucce che prevedi di ricaricare.

In questo caso ho preferito fornirti un breve elenco di strumenti tradizionali, poco costosi ma che ti permetteranno di iniziare a praticare l'arte della ricarica. 

  • Bilancia di precisione: Elettronica oppure a piattini. Dovrebbe avere una portata di 60 g ed essere sensibile al centigrammo, se a piattini con relativi pesi frazionati e dotata di piatti asportabili.

  • Misurino: regolabile tramite vite, per il dosaggio di polveri voluminose e del piombo.
  • Un secondo misurino: come il precedente, ma più piccolo per polveri più dense.

  • Imbuto piccolo: meglio in alluminio perché antistatico.

  • Cucchiaio piccolo: per aggiustare le dosi con soli pochi granuli di polvere.

  • Calcaborre: detto anche calcone, in legno duro o plastica, uno per ogni calibro delle cartucce che andrai a ricaricare.
  • Due ciotole in legno o in alluminio: ti serviranno per contenere pallini e polvere.

  • Palmella portabossoli: il consiglio è di avere almeno 50 alloggiamenti. Ti servirà per sostenere i bossoli in corso di caricamento.
  • Calibro metallico a nonio: di fondamentale importanza per misurare l'altezza delle borre e dell'orlatura, ma anche per rasare il bordo dei misurini.

  • Pinzetta a becchi lunghi: ti sarà molto utile per togliere dai bossoli i cartoncini che si sono disposti di taglio o per maneggiare i pesi più piccoli della bilancia.

  • Cavatappi: molto utile per estrarre le borre dal bossolo, quando vorrai scaricare una cartuccia.

  • Orlatore manuale: il più economico da applicare al tavolo di caricamento. Ti permetterà di chiudere le tue cartucce con una semplice orlatura tonda. 

 
Solo con questi semplici strumenti sarai in grado di ricaricare cartucce da caccia ottime. Potresti aggiungere in caso un:

  • Dosatore singolo manuale: per rendere più veloci alcune operazioni.

  • Orlatore elettrico: fondamentale e necessario per realizzare la chiusura stellare. L’orlatore elettrico oppure un trapano a colonna modificato come orlatore, velocizzano molto le operazioni di chiusura delle cartucce, il motore dovrebbe fare circa 600/900 giri al minuto, non di più.

 
Se non vuoi badare a spese o prevedi di ricaricare molte cartucce potresti anche valutare l'acquisto di macchine manuali o elettriche in grado di compiere in successione tutte le operazioni del caricamento manuale. 

 

Una macchina orlatrice elettrica Bicombi della Cortini e Pezzotti. 


Il procedimento sarà lo stesso, ma sarai in grado di farlo molto più rapidamente.

 

 

3) Come creare un ambiente sicuro ed adatto per la ricarica delle cartucce

 

Dopo aver scelto la tua attrezzatura per la ricarica è anche molto importante che la tua postazione di ricarica sia funzionale ma soprattutto sicura.

Per prima cosa le cartucce dovrebbero essere caricate in locale chiuso e appartato, come un garage, una soffitta, o una stanza apposita. L’ambiente deve poter essere chiuso a chiave e precluso ad altri, soprattutto ai bambini.

I recipienti contenenti le polveri da sparo e gli inneschi, oppure i bossoli già innescati, non devono assolutamente giungere nelle mani di bambini o di persone inesperte. In questo caso l'acquisto di una piccola cassaforte sarebbe molto sensato e pratico.

Nell’ambiente di caricamento non debbono esistere sorgenti libere di calore a fiamma, come stufe e caminetti accesi, almeno per il tempo in cui viene manipolata la polvere.

 

 

Può sembrare scontato ma non esiste limite all'imprudenza umana. Fumare nella stanza dedicata alla ricarica è assolutamente proibito, perché una semplice distrazione può causare un incidente. 

Infine il locale non deve essere né troppo freddo, né troppo umido, né troppo riscaldato. Un'umidità relativa del 60-65%, con temperatura di 18-22°C è condizione ideale per le operazioni di caricamento.

Evitiamo sempre di maneggiare le nostre polveri per troppo tempo all’aria aperta, soprattutto quando esiste una forte umidità atmosferica, perché l’assorbimento di acqua riduce il loro potenziale, ne rallenta la combustione e ne favorisce la decomposizione spontanea.

La polvere deve essere conservata nelle scatole originali, sempre ben chiuse e a temperatura ambiente. 

 

 

4) Le tipologie di inneschi utilizzabili e come sceglierli


Gli apparecchi di innesco moderni possono essere suddivisi in tre fasce, che distinguiamo per:

  • Capacità d'accensione leggera
  • Capacità d'accensione media 
  • Capacità d'accensione forte

Bisogna inoltre precisare che le capacità di accensione degli inneschi può variare moltissimo da una marca all’altra, anche se in origine nella stessa fascia di potenza.

Ad esempio la forza di due apparecchi di alta potenza come il Fiocchi DFS 616 e il Martignoni U688, sono diverse, molto più potente il secondo del primo.

Tali forze innescanti dipendono da:

  • Le caratteristiche e la quantità di miscela che contiene l'innesco
  • La forma e la lunghezza della sua vampa di detonazione
  • Il volume e la temperatura dei gas emessi
  • Il tempo di durata della vampa.

Solo per citare i principali fattori da considerare.

Un altro fattore da tenere in considerazione, se ci accingiamo a ricaricare cartucce da caccia con inneschi un po' datati, è che i vecchi inneschi con miscela a base di fulminato di mercurio e clorato di potassio, raramente saranno efficaci e funzioneranno ancora bene.

Tali inneschi inoltre per l’altissima temperatura, sono erosivi e corrosivi per i loro residui acidi.

Gli inneschi di produzione odierna sono principalmente dei DFS del tipo 209 (con miscela inox allo stifnato di piombo, di varie potenze, un corpo del diametro di 6,15/6,20 mm. 

Gli inneschi di potenza bassa, sono stati erroneamente semiabbandonati e solo di recente sono riapparsi.

Sono utili nei piccoli calibri (ottimi nel cal.8/44 CF definito 8 Flobert), mentre quelli di media o forte potenza non andrebbero usati alla leggera nel caricamento di vecchie polveri con combustione vivace.

Gli inneschi moderni che contengono miscela antiruggine a base di stafinato di piombo, detti anticorrosivi o inox, emettono al contrario una forte quantità di gas ma con temperatura molto inferiore.

Per questo motivo vengono anche definiti inneschi freddi, per distinguerli dagli inneschi caldi a base di fulminato.

 

 

I principali inneschi più facilmente reperibili in Italia e suddivisi per potenza d'accensione sono i seguenti.

Inneschi di potenza leggera

  • Fiocchi DFS 614: isolante sottoforo verde o rosso
  • Cheddite CX 50: corpo ottonato vernice isolante rossa
  • Martignoni U.684: isolante sottoforo bianco

 

Inneschi di potenza media

  • Fiocchi DFS 615: isolante sottoforo rosso
  • Cheddite CX 1000: corpo ottonato vernice isolante nera
  • Martignoni U.686: isolante sottoforo rosso

 

Inneschi più potenti

  • Fiocchi DFS 616 :isolante sottoforo bianco
  • Cheddite CX 2000: corpo isolante ramato e vernice isolante nera
  • Martignoni U.688: isolante sottoforo verde
  • UEE Piston G: isolante sottoforo bianco

 

All’estero sono disponibili inoltre inneschi di altre marche come il Sellier & Bellot 209, il 209 della Winchester USA (vero capostipite della dinastia). il CCI 209 anch’esso americano, come il celebre e sempreverde Kleanbore 209 della Remington.

Alcuni di questi inneschi sono saltuariamente importati in Italia, ma la disponibilità sicura è solo per i prodotti Fiocchi, Martignoni e Cheddite, ottimi e più che sufficienti per tutti i caricamenti delle cartucce di normale diffusione.

 


Come sfruttare la diversa potenza degli inneschi

Considerata la diversa potenza dei vari inneschi potremmo utilizzarli nei diversi assetti e configurazioni combustive che vogliamo dare alla cartuccia in base alla tipologia e livello combustivo delle polveri, e degli assetti organizzati di volta in volta.

Passando ai calibri medi e piccoli la potenza innescante aumenta, in relazione alla diminuzione delle sezione, quindi si renderà necessario scalare la forza degli inneschi al diminuire del calibro.

Da un paio di decenni per abitudine e praticità le grandi aziende di caricamento cartucce hanno standardizzato soprattutto l'utilizzo degli inneschi più forti. In realtà in diverse situazioni è conveniente e consigliabile utilizzare anche inneschi di potenza media e debole per modulare nel modo migliore il rapporto pressione/velocità della cartuccia.

Possiamo dire che in linea di massima gli inneschi potenti si utilizzano prevalentemente per polveri di lenta combustione (dette progressive), o comunque di accensione iniziale difficoltosa, e parallelamente il loro impiego è razionale con cariche di pallini molto leggere in rapporto al calibro.

Quelli di potenza media servono per le polveri semivivaci, per i caricamenti maggiorati con elevata grammatura di piombo e nei calibri intermedi (16-20-24).

Gli inneschi di bassa potenza si usano in abbinamento alle polveri più vivaci e nei piccoli calibri (28-32-36) e nel micro calibro 8/44 CF. 

Gli inneschi di media potenza, anche nel calibro 12, trovano un impiego elettivo quando l'assetto prevede un elevato intasamento (alte grammature di piombo) oppure quando concorrono elementi che tendono a vivacizzare il processo combustivo. 

L'utilizzo di bossoli di 65/67 mm. e di borre particolarmente rigide sono le situazioni più comuni in cui risulta ottimale l'impiego di una forza innescante non troppo elevata.

Facciamo alcuni esempi pratici per comprendere meglio le implicazioni.

Nelle cariche medie del calibro, se non è possibile usare un innesco leggero con una polvere vivace talvolta viene impiegato un innesco di potenza media, riducendo opportunamente la dose della polvere. 

 

 

Quindi è il caricatore che deve assolutamente cercare il migliore abbinamento tra polvere e innesco, nel rispetto degli altri parametri che determinano l’equilibrio della carica.

La scelta dell’innesco, oltre all’assetto generale della munizione che stiamo caricando, deve tenere conto soprattutto della polvere impiegata e del tipo di combustione che desideriamo ottenere dalla nostra cartuccia.

Oggi anche le polveri vivacissime, fanno uso generalizzato di inneschi ad alta potenza, mentre le polveri x24 e x28 grammi, usate nelle cartucce da tiro al piattello, possono essere utilizzate con finalità diverse e grammature leggermente più elevate semplicemente adottando un innesco meno potente.

Si deve inoltre ricordare che scegliere inneschi molto forti in abbinamento a polveri vivacissime può non portare vantaggi balistici evidenti, perché una riduzione troppo sensibile della dose polvere per contenere il valore di pressione nella norma, determina una riduzione della quantità dei gas e quindi del lavoro di spinta, con conseguenti inferiore velocità iniziale dei pallini.

Il caricatore, tramite la sua esperienza, o quella di altri esperti deve cercare il migliore abbinamento tra polvere e innesco, nel rispetto degli altri parametri che determinano l’equilibrio della carica.

Le rilevazioni al banco, ad esempio, tramite il tempo di canna ed ancor più il Ritardo di Accensione, mostrano molto chiaramente se l’azione dell’innesco sia o meno adeguata all’assetto.

Mai come in questo caso è sconsigliabile fare tentativi a casaccio, cambiando il tipo d'innesco che è indicato sulle tabelle di caricamento, soprattutto se non si ha una esperienza ed una pratica consolidata nel caricamento.

La sostituzione dell’innesco con altro di diversa potenza potrebbe dare risultati imprevisti e inconvenienti non trascurabili. Infatti, oltre alle sovrapressioni, sono temibili anche i “fuochi lunghi”, derivanti da un’azione incendiva troppo flebile.

Se la polvere non si accende subito con decisione, il picco pressorio può spostarsi pericolosamente fuori dalla zona camera-cono, raggiungendo un valore troppo elevato in relazione allo spessore della canna in quel punto.

Cosa fare nell'indecisione riguardo all'innesco?

Le soluzioni sono diverse. Potresti:

  1. Contattare la ditta che ha fabbricato la polvere
  2. Affidarti ad un buon manuale di caricamento
  3. Condurre un test in canna manometrica e verificare la rispondenza dell'innesco usato



 

5) La scelta della polvere per caricare le nostre cartucce da caccia


Iniziamo da cosa è assolutamente sconsigliato fare.

Non utilizzare mai per il caricamento di cartucce a pallini polveri di cui non si ha un riconoscimento certo, polveri troppo datate quindi modificate nel tempo nella loro umidità originaria e nel contenuto dei solventi. 

Assolutamente sconsigliabile utilizzare polveri ottenute da esplosivi bellici, tramite una grossolana rilavorazione dei grani, o propellenti civili per le armi rigate, del tutto inadatti per la loro eccessiva lentezza di combustione.

Non tentare di modificare le caratteristiche di una polvere, ad esempio facendola asciugare vicino a una fonte di calore. Si tratta di una una pratica molto pericolosa, perché la perdita del tasso naturale di umidità vivacizza e potenzia il propellente.

Non modificare la granitura di una polvere macinandola oppure setacciandola se è una granulare, per eliminare i grani più grossi. La miscela dei grani viene accuratamente studiata per ottenere una precisa velocità di combustione; alterando la miscela con la separazione delle parti fini e grosse andremo a cambiare radicalmente il carattere combustivo della polvere.

Non creare mai miscugli di varie polveri. Le cartucce caricate con questi miscugli non possono dare prestazioni costanti, perché nella loro carica varia molto la percentuale esistente tra le diverse polveri.

 

 

Vediamo ora come scegliere nel modo giusto la polvere da utilizzare


Prima di utilizzare una polvere dovresti informarti sulle sue caratteristiche per sapere:

  • Se la sua combustione è vivace, semivivace o lenta,
  • Quale potenza d'innesco richiede,
  • Qual è il suo potenziale,
  • Se contiene solo nitrocellulosa o anche nitroglicerina e in quale percentuale,
  • Il dosaggio massimo accettabile,
  • Quale peso di pallini può lanciare. 

Se non sei in grado di rispondere prima di ricaricare le cartucce, cerca di ottenere risposte per chiarire i tuoi dubbi, magari rivolgendoti a qualcuno più esperto o alla ditta produttrice.

Orientativamente, possiamo dire che le polveri si suddividono in due grandi categorie.

  1. Polveri a base di nitrocellulosa: Dette monobasiche, perché hanno un solo componente attivo. 
  2. Polveri a base di nitrocellulosa e nitroglicerina: Dette bibasiche, perchè contengono due componenti attivi in diverse percentuali.


La nitroglicerina è un esplosivo potentissimo, quindi le polveri che la contengono, ossia le doppie basi, hanno spesso un potenziale termodinamico superiore.

 

 

Per semplificare possiamo affermare allora che le doppie basi sono quasi sempre più potenti delle monobasiche, sviluppano temperature più elevate dei gas propulsivi, quindi richiedono un dosaggio inferiore per spingere la stessa carica di pallini a identica velocità.

 

 

Rispetta sempre le indicazioni dei produttori

 
Nell'impiego delle varie polveri e necessario non oltrepassare, per nessun motivo, la dose massima consigliata dal fabbricante, il quale in genere suggerisce anche quale variazione la polvere ammetta nella carica dei pallini.

Nei dosaggi reperibili per le varie polveri, troviamo solitamente una doppia indicazione sia nel dosaggio del propellente che in quello del piombo. Questa formula si interpreta con un dosaggio estivo e uno invernale per quanto riguarda la polvere, mentre per il piombo abbiamo un dosaggio minimo riferito ai pallini di piccolo diametro ed uno massimo per quelli più grossi.

Prescindendo dalla composizione chimica di una polvere il peso della carica di pallini che può spingere dipende soprattutto dalla sua vivacità, cioè dalla velocità di deflagrazione.

 

 

Solo entro certi limiti e a condizione di essere in possesso di una notevole esperienza di caricamento, è possibile modificare il grado di vivacità di una polvere, cambiando la sua dose o quella del piombo, mutando l’assetto o la natura dei componenti della cartuccia e la potenza dell’innesco.

Si tratta di un complesso di accorgimenti assai difficili e pericolosi, che non sempre riescono nel loro scopo, se non parzialmente e che richiedono per un'applicazione prudenziale e del tutto sicura una valutazione dei valori pressori tramite un test al banco di prova.

Cerca di scegliere prima il tipo di polvere in base alla carica dei pallini che desideri sparare e che il tuo fucile permette di utilizzare, in relazione al calibro, al suo stato di conservazione, alla robustezza e al peso.

Molti fabbricanti integrano oggi il nome delle loro polveri con una desinenza che indica la grammatura ideale per quella polvere nel calibro 12 in assetto: Pla/Pla/Stell, che significa bossolo in plastica, borra in plastica e chiusura stellare.

Queste polveri le troviamo indicate come nel caso di molti propellenti della Baschieri & Pellagri con una sigla tipo: x32, x28...

 

 

Naturalmente il peso della carica di piombo deve tenere conto della numerazione dei pallini utilizzati, della mole del selvatico, della sua resistenza alle ferite, della distanza di tiro.

 

 

6) Come scegliere i bossoli più adatti

 

Strutturalmente il bossolo è un contenitore cilindrico che raggruppa e raccoglie tutti gli elementi della cartuccia; l'innesco e il microdetonatore che procede all'accensione della carica di lancio e la chiusura è il sistema meccanico che chiude il bossolo per impedire la fuoriuscita dei componenti. 

Il primo aspetto determinante nella scelta del bossolo è quello volumetrico. I bossoli del calibro 12 sono ad esempio prodotti in varie lunghezze tra 65 e 89 mm.. Chiaramente questa misura corrisponde ad una volumetria interna che deve coincidere con lo spazio occupato dalla polvere, dalla borra e dal piombo.

II bossolo da 89 mm. ad esempio è stato concepito per la preparazione delle cariche Super Magnum con 63/66 grammi di piombo oppure con 40/44 grammi di pallini in acciaio. 

Il bossolo da 65 mm., oggi poco diffuso, era nato essenzialmente per l'utilizzo di polveri di elevata densità gravimetrica abbinate a modeste cariche di pallini. Ancora oggi i bossoli più corti si sposano idealmente alle balistiti più dense come SIPE o S4 con grammature medio-leggere di pallini.

Importantissima la scelta dell'innesco presente sul bossolo in relazione alle caratteristiche combustive e all'assetto della cartuccia che vogliamo creare. 

Il bossolo deve inoltre adattarsi al tipo di polvere caricata, essendo in grado di contenere esattamente la carica, senza carenza né eccesso di spazio all’interno.

In una cartuccia Baby Magnum molto spesso otteremo il miglior rendimento con un innesco di potenza media, in una cartuccia da tiro al piattello con soli 24 g di pallini dovremo utilizzare un innesco di elevata potenza.

Mentre l'innesco debole servirà perfettamente per assemblare una cartuccia a grammatura esuberante con una polvere tendenzialmente vivace.

Come regola generale, il bossolo utilizzato non deve essere mai più lungo delle camera di cartuccia. Quindi si deve evitare in modo tassativo di utilizzare cartucce Magnum in camere di 70 mm.. 

All'opposto l'impiego di bossoli corti in camere troppo lunghe (bossolo da 65 mm.. in camera da 89 mm.) determina quasi sempre la sfuggita di una parte dei gas propulsivi che sopravanzando la borra e passando tra i pallini crea sulle rosate scompiglio e fusioni, peggiorandone moltissimo la qualità e regolarità.

 

 

I bossoli in plastica

Oggi la maggioranza dei bossoli attuali ha il tubo in plastica di elevata resistenza, il fondello di rinforzo in lamierino ottonato, l’innesco del tipo doppia forza scoperto (DFS) contenente miscela anti-corrosiva.

I principali vantaggi dei bossoli in plastica vanno ricercati nel fatto che sono resistenti ed elastici, proteggono la polvere dall’umidità e si prestano a numerose ricariche. 

 

 

In unione alla borra in plastica consentono di ottenere cartucce potenti e veloci, mentre non gradiscono l’abbinamento con le tradizionali borre di feltro, che in essi non riescono ad effettuare una sufficiente tenuta dei gas, se non abbinate alle couvette in plastica.



I bossoli in cartone

 I moderni bossoli in cartone, presentano oggi uno spessore di circa 0,50 / 0,55 mm.. contro i 0,65 / 0,70 mm.. che erano abituali in passato. Essi sono stati ottimizzati per l'uso di borre in plastica e hanno così perso parte del loro effetto vivacizzante.

L'utilizzo del borraggio tradizionale integrato dalla couvette di base in plastica sulla polvere, per la perfetta tenuta di questa guarnizione, richiede invece molto semplicemente le medesime cariche indicate per le borre-contenitore in plastica.

Tuttavia il bossolo in cartone essendo più rigido e meno espandibile, con tenute in plastica, ha comunque un effetto vivacizzante sulla combustione di cui si deve tener conto nella messa a punto della cartuccia stessa.

Pertanto è normale abbassare in questo caso la potenza innescante passando da un apparecchio forte ad uno medio, può essere utile diminuire leggeremente la grammatura dei pallini e soprattutto si deve effettuare una chiusura meno marcata e con minor resistenza allo svolgimento. 

 

 

I bossoli corazzati

L'altezza della corazza metallica esterna dei bossoli era in passato legata alla pressione generata dalla cartuccia, in quanto, limitando l'espansione radiale del tubo, impediva possibili incollamenti del bossolo nella camera di cartuccia.

Oggi l'altezza della corazza metallica è legata molto spesso anche al livello qualitativo ed all'estetica della cartuccia. Vediamo infatti le migliori cartucce per tiro al piattello impiegare bossoli con corazza alta pur se caricate con grammature molto leggere del piombo (24g / 28g) e pressioni di esercizio piuttosto contenute.

I bossoli vengono suddivisi per tipologie in base all'altezza della corazza metallica esterna.
Abbiamo bossoli:

  • Tipo 1: 8 mm. di corazza
  • Tipo 2: 12 mm. di corazza
  • Tipo 3: 16 mm. di corazza
  • Tipo 4: 22 mm. di corazza
  • Tipo 5: 25/27 mm. di corazza


Per munizioni da caccia a media grammatura con pressioni fino a 650/680 bar non è necessario un bossolo superiore al Tipo 1 con fondello da 8mm.. Salendo, il Tipo 2 con 12 mm. di corazza, è adatto fino a circa 740/750 bar, oltre è bene ricorrere a bossoli corazzati con almeno 16 mm. di fondello metallico, definiti correntemente come Tipo 3.

 

 

7) La ricarica di bossoli sparati: cosa bisogna sapere


I bossoli sparati delle cartucce a pallini, possono essere ricaricati con risultati discreti nel rendimento ed utilizzati nell'allenamento al tiro in pedana oppure in quelle forme di caccia alla migratoria minore in cui possono essere economicamente utilizzate cartucce ricaricate di minor costo.

I bossoli con tubo in cartone sopportano abbastanza bene una o due ricariche, mentre quelli in plastica biorientata o plasmocompressa tollerano anche tre o cinque ricariche.

I bossoli sparati, prima della ricarica, devono essere accuratamente esaminati, per scartare quelli con deformazioni eccessive, incrinature e fessurazioni o strappi del tubo in corrispondenza della precedente orlatura.

I migliori vengono scapsulati, passati al calibratore, ricapsulati con nuovo innesco.

 

 

Se l'apparecchio entra nella sede con un minimo gioco si può spalmare la sede con una vernice ai poliestere per migliorare la tenuta dei gas. Se questo espediente non assicura il risultato sperato, si deve scartare il bossolo.

Il bordo dei bossoli con tubo in cartone può essere rigenerato con immersione in bagno di paraffina fusa. Paraffina che dopo il raffreddamento viene asportata nella quantità eccedente, soprattutto nella parete interna bossolo, tramite un attrezzo in legno duro tornito all'esatta quota del tubo; questo passaggio spiana inoltre la precedente chiusura e svasa leggermente l'imboccatura facilitando così l'introduzione della nuova borra.

 

 

Come rifare l'orlatura dei bossoli sparati


Se il bossolo ha ricevuto l'orlo tondo a lunghezza di 70 mm., con una taglierina può essere accorciato a 65 mm., togliendo il tratto di tubo rovinato.

Non conviene invece tagliare il tratto di 11-12 mm occupato dalla stellare, perché i bossoli molto più corti della camera di cartuccia danno luogo e perdite di gas e a una riduzione del rendimento della carica.

Il bordo dei tubi di plastica può essere spianato, in parte, sulla pieghe della vecchia orlatura; scaldando il tubo e forzandolo dall'interno con un mandrino conico in metallo, provvisto di un’adeguata resistenza elettrica.

Poiché quest'operazione è piuttosto complessa e difficile, in genere ricaricando bossoli in plastica si preferisce riprendere le pieghe della precedente stellare, stringendo un po' il bordino dei bossolo con un ripiegamento più profondo. La cartuccia con bossolo ricaricato fornisce quasi sempre prestazioni inferiori.

I bossoli ricaricati senza una precedente calibratura, in qualche caso, possono forzare le chiusure dei basculanti o provocare inceppamento nei semiautomatici.

Nei bossoli rigenerati conviene impiegare cariche medie, perché non gradiscono né le basse pressioni delle cartucce leggere, né le pressioni troppo alte delle cariche potenti.

 

 

8) Le principali tipologie di borraggio e gli effetti sulle rosate


I borraggi utilizzabili per le nostre cartucce ricaricate possono essere suddivisi in due grandi categorie.

  1. Borraggi tradizionali: Sono borraggi classici come le borre in puro feltro di lana ingrassato, in feltro misto di lana e di crine ingrassato, in feltro vegetale, in agglomerato di sughero, o il borraggio sfuso (detto impropriamente chimico). Fanno tutti parte del borraggio tradizionale anche le borra pneumatiche, attualmente quasi scomparse, gli spessori di sughero o cartalana, i feltrini di riempimento, i cartoncini e quant'altro viene catalogato come borraggio complementare.

  2. Borraggi in plastica: Il borraggio in plastica può essere costituito da elementi con varia forma e funzione. Comprende infatti le coppette otturatrici, le borre biorientabili, le borre-contenitore a corpo cilindrico (o borreguaina) con una borretta interna in sughero, le borre-contenitore monopezzo con stelo elastico o scorrevole, cioè regolabili in altezza. Le coppette otturatrici servono in genere a migliorare la tenuta di una colonna di borraggio tradizionale in feltro o in sughero.

 

 

Le borre tradizionali


In genere il borraggio tradizionale viene usato per caricare i bossoli in cartone delle "cartucce ecologiche", per ottenere munizioni che producano rosate con largo diametro, munizioni di tipo economico e di modeste prestazioni in generale, oppure speciali munizioni di tipo silenziato, quasi sempre usate nei piccoli calibri.

Possiamo osservare con certezza che la produzione attuale di borre tradizionali ha perduto quasi completamente i materiali pregiati molto diffusi un tempo per passare all'utilizzo di materiali naturali meno costosi e più facilmente reperibili. 

Le borre Diana oggi molto diffuse sono prodotte con cellulosa grezza (come le vecchie borre ELEY KLEENA). La loro tenuta è soddisfacente e risultano molto leggere e facilmente sfaldabili, con effetti positivi sulla qualità delle rosate.

Più complesse le borre FSF e SFS cilindretti di feltro e sughero abbinati, capaci di realizzare un'ottima tenuta anche senza coppetta otturatrice in bossoli di cartone, quando si voglia ricreare fedelmente cartucce storiche con l'assetto più classico.

 

Borre FSF (Feltro-Sughero-Feltro)

 

Oggi le vere borre in feltro di lana mista crine animale sono quasi totalmente scomparse dal mercato perché la loro richiesta si era troppo ridotta e il loro costo sarebbe eccessivo.

Un'ottima borra in feltro animale deve risultare leggera, dotata di superfici piane e di fianchi perfettamente perpendicolari, ingrassati per una profondità di circa 2 mm.

Deve anche essere soffice ed elastica, perché sotto compressione i fianchi si devono espandere radialmente aderendo alla parete interna della canna, aumentando quindi l’attrito di scorrimento e la tenuta dei gas.

Le borre troppo pesanti tolgono energia utile ai pallini e disturbano le rosate, non incrementano affatto la tenuta in canna e per questo motivo possibilmente sono da evitare borre in feltro con altezza che supera i 15 o 16 mm. circa.

Borre in feltro con altezza superiore ai 18 mm. diventano eccessivamente pesanti, risultano infatti poco usate e sostituite da borre più basse unite ad uno spessore complementare di agglomerato di sughero o di cartalana, per raggiungere la necessaria altezza della colonna del borraggio.

Nei bossoli in cartone del cal. 12 possiamo considerare per le borre in feltro un'altezza minima di 8-10 mm. come quota ottimale per sviluppare un'adeguata tenuta in canna.

Le borre in sughero o in cartalana richiedono un leggero aumento della dose di polvere rispetto alla borra di feltro animale, perché la loro tenuta è inferiore e la loro elasticità ha un effetto diretto sulla volumetria interna del bossolo, durante la fase deflagrativa del propellente.

Il rendimento del borraggio sfuso è ancora peggiore, lasciando molto a desiderare, esso è tuttavia ancora utilizzato nelle cartucce da capanno per tiri a fermo, soprattutto nei piccoli calibri.

 

Le borre in plastica

Ne esistono differenti tipologie a seconda dei fabbricanti e degli impieghi. Le variazioni principali riguardano: la struttura del molleggio centrale, la capacità del bicchierino quando presente e la loro altezza complessiva.

Iniziamo dalle borre in plastica biorientabili

Queste sono costituite da un molleggio centrale unito alle due estremità con identiche coppette con bordo abbastanza alto, creando così una struttura totalmente simmetrica; non necessitano pertanto di essere orientate nel veloce caricamento industriale automatizzato delle cartucce.

Le biorientabili sono le dirette discendenti moderne del borraggio tradizionale.
Solitamente tendono a creare rosate meno dense e più distribuite rispetto alle borre con contenitore
La coppetta a contatto della polvere trattiene i gas a tergo, mentre quella opposta fornisce una base di appoggio alla colonna dei pallini.

Le biorientabili vengono impiegate soprattutto quando si ricerca una rosata leggermente più generosa e distribuita, perfettamente adatta a tiri medio corti.

Queste borre, per il contatto diretto dei pallini con l'anima di canna, tendono a produrre facilmente pesanti depositi di piombo nel primo tratto di canna immediatamente dopo la camera di cartuccia; l'impiego di piombo nichelato o ramato riduce notevolmente l'impiombamento.

La borra-contenitore, deve il suo nome alla presenza nella struttura di un bicchierino deputato a contenere tutti i pallini o la loro maggior parte; la struttura può essere a corpo cilindrico o a calice.

Queste borre offrono il vantaggio di un'ottima tenuta e della protezione pressochè integrale della colonna del piombo, che risulta isolata dalla canna nel transito con minore deformazione dei pallini periferici e un netto miglioramento della concentrazione delle rosate.

 

Borre con contenitore Z2M 


La borra contenitore può essere considerata oggi lo standard della sua categoria; perché leggera e flessibile. Inoltre offre il vantaggio di una notevole riduzione delle deformazioni dei pallini e delle dispersioni, come già sottolineato.

Realizzata completamente in polietilene a bassa densità, presenta una struttura centrale, definita "molleggio", che congiunge la coppetta di base al bicchierino di protezione. Questo "corpo centrale", costruito con una forma che gli permette di flettersi sotto compressione, forma un elemento ammortizzatore, assorbe la potente spinta dei gas di esplosione e restituisce alla colonna del piombo un'accelerazione graduale e assai meno traumatica sull'integrità dei pallini.

La borra-contenitore di qualsiasi tipo deve essere tassativamente posta sempre con la sua coppetta di base a diretto contatto della polvere.

Essa provoca un notevole aumento delle pressioni interne delle cartucce per due motivi:

  1. Garantisce una tenuta dei gas pressoché perfetta;
  2. Aumenta nella canna I'attrito di scorrimento della carica, per l’ampia superficie di contatto che si viene a creare tra plastica e acciaio.

Di queste caratteristiche, molto importanti per la balistica interna della cartuccia, se ne tiene debitamente conto nel calcolo dei dosaggi della polvere e del piombo.

 

 

Consigli per il caricamento con borre in plastica


Tutte le borre di plastica, di qualsiasi tipo, con o senza contenitore, come abbiamo appena visto, esigono una sensibile riduzione della dose di polvere rispetto al borraggio in feltro.

Questa riduzione, che è minima per la semplice coppetta otturatrice e massima per le borre steel o a tubo, può raggiungere e superare il 10-12% del peso della polvere, abitualmente impiegata con il borraggio tradizionale.

L'elasticità della borra-contenitore in plastica, la sua capacità di ammortizzazione e l'isolamento fisico dei pallini dalla canna riducono moltissimo le deformazioni dei pallini per schiacciamento e sfregamento.

lI contenitore inoltre protegge lo sciame dei pallini dal soffio di bocca dopo l'uscita dalla canna, riesce perciò a limitare il valore delle dispersioni dei pallini, offrendo rosate non solo più raccolte, ma anche più regolari nella distribuzione.

 

 

La borra contenitore permette di realizzare cartucce che sviluppano altissime velocità, sia iniziali che residue, a grande distanza perché il piombo poco deformato riesce a conservare più a lungo la sua velocità, quindi anche l'energia.

Poiché il contenitore limita le dispersioni e aumenta le concentrazioni, ossia il raggruppamento dei pallini al centro della rosata, avremo un rendimento balistico ottimale per i tiri lunghi ma poco adatto per cartucce destinate ai tiri a breve distanza.

Alcune borre contenitore consentono il taglio o lo strappo delle alette del bicchierino, diventando molto simili alle borre biorientabili, quindi producendo rosate più generose e adeguate per cacciare sulle medie distanze.

Nel caricamento di queste borre con tutti tipi di polvere, è necessario che lo stelo della borra-contenitore rimanga sempre in leggera o media tensione, quindi compresso all'interno del bossolo, per migliorare la combustione del propellente.

In genere è sufficiente una flessione dello stelo di circa 2 mm. per garantire una migliore accensione della carica di propellente nella sua fase iniziale e quindi una migliore regolarità nella combustione e una maggior costanza dei valori pressori e velocitari sviluppati.

Per calcolare la giusta flessione dello stelo e mantenerla costante sul valore desiderato, è sufficiente provocare in fase di orlatura una retrocessione controllata della colonna dei pallini.

Quando la borra è troppo bassa, è possibile inserire nel contenitore uno spessore di sughero, di calibro inferiore rispetto alla cartuccia e di opportuna altezza. La borraguaina consente di variare l'altezza del sugherino interno, per adeguare la sua 
capacità al volume della carica di pallini.

Tutte le borre contenitore monopezzo non soltanto vengono fornite in diverse altezze per adeguarsi alla composizione delle varie cariche, ma la loro stessa altezza è indicata (in millimetri) quasi sempre con due numeri, per indicare la quota minima e massima dell'altezza in base alla flessione dello stelo. 

Per esempio, la borra-contenitore da 22/19 mm. può flettersi di 3 mm., se non compressa misurando in altezza 22 mm. ed abbassandosi a 19 mm in stato di massima compressione.

Le borre in plastica composte prevalentemente da polietilene a bassa densità divengono rigide e fragili con i freddi intensi (-5°) e possono facilmente rompersi nello stelo o nella coppetta di base; per questo motivo sono state prodotte borre con polimeri additivati di speciali sostanze antigelo in grado di resistere con una buona elasticità e flessibilità anche alle più rigide temperature inverale.

 

Borre con contenitore antigelo Z3M

 

Le speciali borre contenitore "steel" per pallini in acciaio devono superare il collaudo dopo climatizzazione a -20°C per 24 ore. Esse resistono senza rompersi alle basse temperature per l'alto spessore delle pareti e perché prodotte con "polietilene lineare" a fibre orientate.

Queste borre, per la normativa CIP, devono superare inoltre anche le difficoltà delle alte temperature, infatti lo stesso test viene condotto dopo climatizzazione a 50° per 24 ore.

Il borraggio, in generale, ha un'influenza notevole sia sulla balistica interna della munizione sia su quella esterna (sviluppo e qualità della rosata) ed i suoi pregi emergono immancabilmente quando si conducono test di valutazione della balistica delle munizioni per canna liscia.

 

 

9) La scelta dei pallini: numerazioni, materiali e grammature


La dimensione dei pallini di piombo viene indicata tramite una numerazione, cioè una scala di numeri convenzionali e ciascuno dei quali corrisponde un particolare diametro del pallino. 
La numerazione dei pallini deve essere scelta in relazione alla superficie e al peso del selvatico cacciato.

Se il pallino è troppo piccolo rispetto alle caratteristiche dell'animale, questo riceve moltissime ferite poco penetranti, quindi di scarsa gravità.

Se invece il pallino è troppo grosso le rosate saranno rarefatte. La preda riceverà ferite gravissime ma in numero troppo limitato per assicurare l'abbattimento istantaneo e il successivo recupero. 

Per avere ottime probabilità di un pronto abbattimento del selvatico, dobbiamo colpirlo con una media di 5 pallini, che abbiano energia sufficiente a spezzarne le strutture scheletriche più importanti e a penetrare in profondità.

l pallini devono cioè formare una rosata abbastanza densa e penetrante, così da provocare ferite mortali. Per stabilire l'energia necessaria al singolo pallino, in relazione alla struttura fisica dell'animale, esistono tabelle che indicano la numerazione di pallini adatta per ciascuna specie di selvatico in relazione all'energia.




 

Esiste inoltre una capacità di compensazione tra pallini piccoli e grossi, in quanto un alto numero di ferite può supplire alla minore gravità, o viceversa.

È importante utilizzare pallini di buona qualità, di sufficiente peso specifico di lega e di ottima sfericità. l pallini troppo leggeri perdono molto presto velocità in traiettoria. Mentre quelli troppo deformati, oltre all’eccessiva perdita di velocità, accusano anche una notevole deviazione dall’asse di tiro.

Non devono essere mescolati pallini di diametro diverso nella stessa cartuccia, se non a scopo di incrementare la lunghezza dello sciame di rosata ed a modulare la densità della rosata in funzione della posizione reciproca dei pallini piccoli e grossi nella colonna del piombo.

Nelle cariche a doppia numerazione si collocano solitamente i pallini più piccoli sotto a quelli di maggior diametro. In questo modo i pallini di diametro maggiore, capaci di mantenere una maggior velocità residua, fendono l'aria diminuendo la ritardazione dei pallini di minore diametro che li seguono.

Al contrario, in una cartuccia con i pallini più grossi collocati sotto quelli più fini otterremmo un effetto disperdente.

I pallini più grossi, conservando migliore velocità residua per la migliore densità sezionale, lanciati in traiettoria raggiungono ed urtano i pallini più piccoli, allargando la disposizione degli stessi nella rosata.

 

 

In ogni calibro possiamo impiegare dosi di pallini oscillanti dalle leggere alle "maggiorate".

Le dosi più leggere spuntano facilmente elevate velocità iniziali, creano meno rinculo e rilevamento allo sparo e producono pressioni medio basse.

Le dosi medie di pallini forniscono cartucce molto regolari, stabili e con ottimale rapporto tra rendimento balistico e rinculo. 

Le cariche "maggiorate" o pesanti lanciano il maggior numero di pallini gestibili dal calibro.

Queste cariche pagano lo scotto di generare rinculo e rilevamento sostenuti e di produrre pressioni solitamente elevate. Si possono utilizzare quindi unicamente in armi moderne e in perfette condizioni meccaniche e controllate con prova di banco alla pressione superiore. 

Le cariche che sviluppano elevati valori pressori, producono spesso eccessiva deformazione e dispersione dei pallini, perciò è preferibile utilizzarle soltanto con pallini di grosso diametro (>3 mm.).

Le cariche leggere offrono, al contrario, il migliore rendimento con piombo piccolo, che assicura sufficiente densità di rosata.

Inutile precisare che le cariche pesanti e le magnum, caricate con grossi pallini, servono per tiri molto lunghi, o ricordare che le cariche leggere e le ridotte sono indispensabili per i fucili piuma e per tiri a breve distanza.

l pallini di piccolo diametro esigono una lieve riduzione della loro dose perché in canna provocano superiore attrito di scorrimento, quindi tendono a innalzare a parità di dosi le pressioni della carica.

 

 

l pallini di grosso diametro, al contrario, riducono l’attrito in canna e le pressioni, perciò richiedono un aumento della carica di piombo rispetto ai pallini di media grossezza.

Caricando cartucce a palla e a pallettoni, è possibile aumentare molto la carica di polvere (circa il 10% o più), per rimediare alla fortissima riduzione della pressione e della velocità iniziale; e di ottenere vantaggiosamente una più elevata forza di penetrazione.

l pallini nichelati o ramati ottengono rosate meno disperse e più regolari, tuttavia le borre con il contenitore hanno però ridotto alquanto i vantaggi dei pallini ricoperti, poiché consentono il mantenimento di una migliore sfericità che si ripercuote positivamente sulla regolarità e densità delle rosate.

 

 

I pallini in piombo temperato, attualmente reperibili, contengono circa il 2% / 3% di antimonio che ha la funzione di migliorarne la durezza e l'indeformabilità. Anche questo vantaggio contribuisce decisivamente a migliorare la qualità delle rosate.

Per il tiro a volo sempre più spesso viene fatto uso di un piombo temperato molto duro contenente il 5% di antimonio. Questi pallini in funzione della loro durezza hanno un ottimo effetto di rottura sui piattelli e sui bersagli dell'Electrocibles. 

 

 

10) La densità di carica e la compressione del borraggio


La grande maggioranza delle polveri richiede un naturale assestamento all'interno del bossolo, con il molleggio del borraggio in decisa tensione. Questa condizione si ottiene esercitando una pressione di alcuni kg. (8 / 12) sul borraggio stesso. 

Si viene a creare una pressione sulla polvere compattandola e facilitandone l'accensione all'atto della detonazione dell'innesco.

Poche polveri esigono una maggiore densità di carica, nel qual caso il loro fabbricante di solito precisa il valore della pressione statica da esercitare sul borraggio. Soprattutto in passato alcune polveri molto dure d'accensione richiedevano una compressione statica di oltre 20 kg. che assicurava la perfetta risposta all'azione incendiva dell'innesco.

In nessun caso la polvere deve essere compressa nel bossolo a colpi di martello o tramite l'applicazione di pressioni statiche eccessive per vivacizzarne e migliorarne l'accensione.

Altrettanto sconsigliabile è lasciare un vuoto d’aria tra polvere e borra, perché si può causare una combustione ritardata.

 

 

11) La chiusura delle cartucce


In genere, considerando il calibro 12, nei bossoli in cartone l'orlo tondo deve essere praticato su 5-6 mm. di tubo 
libero, mentre nei bossoli in plastica occorrono 6 mm. di tubo.

La chiusura stellare impegna quasi sempre da 11 a 12 mm. di tubo, sia nei bossoli di cartone che di plastica.

All'interno della cartuccia finita con qualsiasi orlo, i pallini contenuti devono risultare stabilmente assestati, tanto che, scuotendo il bossolo, non si deve avvertire un forte rumore derivante dal movimento del piombo.

 



Un’orlatura troppo profonda e resistente aumenta eccessivamente le pressioni in canna, vivacizza la combustione della polvere e in pratica corrisponde ad un aumento della dose di propellente.

Al contrario, un'orlatura insufficiente, o eseguita in modo imperfetto, rallenta molto la combustione e origina un notevole abbassamento di pressione, di velocità e un'imperfetta combustione del propellente.

La chiusura stellare, rispetto all‘orlo tondo, richiede una leggera diminuzione della carica di polvere, perchè tende a generare pressioni più alte a parità di carica (circa 100/120 Bar). Fornisce rosate più regolari e meno disperse e in genere incrementa la concentrazione dei pallini nella zona centrale della rosata.

 

 

12) Le principali operazioni per la ricarica di cartucce da caccia


Iniziamo dal posizionare i bossoli in una palmella e assicuriamoci che nel loro interno non vi siano corpi estranei e che i fori di vampa degli inneschi risultino liberi.

Versiamo la polvere dalla scatola in una delle nostre ciotole di legno. Procediamo quindi a rimestare la polvere col cucchiaio per accertare che non contenga grumi, così facendo la esporremo anche all’aria per normalizzare l'umidità.

Se la polvere è densa e poco scorrevole, il dosaggio deve essere fatto a peso, tramite la bilancina di precisione. Se al contario è scorrevole risulterà ben utilizzabile anche con misurini o dosatori volumetrici. 

Il misurino viene utilizzato semplicemente per riempimento dalla tazza della polvere. Una volta colmato per una migliore regolarità conviene batterlo un paio di volte sul bordo del contenitore, quindi lo si rasa con un righello preferibilmente di legno.

 

 

Il peso della polvere contenuta nel misurino deve essere regolato tramite la bilancina prima di iniziare il caricamento, poi controllato a intervalli ogni 10 - 15 cariche. 

I misurini regolabili devono avere la vite di fermo ben stretta e frequentemente verificata per escludere un suo allentamento e movimento durante l'uso.

Le dosi di polvere ottenute con il misurino o con il dosatore possono essere verificate una ad una nel caso la polvere risulti poco regolare e costante nelle erogazioni, oppure in condizioni di ottima costanza e regolarità di erogazione possono essere versate direttamente nei bossoli e ricevere verifiche ad intervalli regolari.

Nel riempimento dei bossoli posizionati sulla palmella di caricamento (che ne impedisce il rovesciamento e ne consente lo spostamento simultaneo) conviene procedere sempre in fila e nello stesso senso per evitare di versare la polvere involontariamente due volte nello stesso bossolo.

Caricati tutti i bossoli, effettueremo il controllo più importante di tutta la sequenza di caricamento. Dall’alto osserviamo il loro interno per accertare visivamente di non essere incorsi in una doppia carica, che apparirebbe con un percepibilissimo dislivello della cartuccia impolverata due volte rispetto alle altre.

Nel caricamento con borraggio tradizionale sulla polvere si assesta il cartoncino o la couvette. Vanno introdotti dentro il bossolo e assicurandosi che scendano perfettamente in piano, nel caso rimangano intraversati si procederà alla loro estrazione con una pinzetta a becchi lunghi.

Successivamente provvediamo tramite il calcone ad effettuare una pressione costante e non eccessiva portando il cartoncino o la couvette a sicuro contatto con la polvere.

Nel disporre sulla polvere questi cartoncini, è consigliabile fare un segno circolare a matita sul calcone, a livello del bordo del bossolo, sia per accertare che il cartoncino risulti esattamente collocato a contatto della polvere, sia per controllare nuovamente che nessun bossolo contenga una doppia carica, oppure sia sprovvisto di polvere.

Se per un bossolo il segno sul calcone denuncia una posizione troppo bassa o troppo alta del cartoncino, il bossolo viene estratto dalla palmella e scaricato per un accertamento.

Dopo avere posto sulla polvere tutti i cartoncini, introduciamo nei bossoli le borre di feltro ingrassato ed eventualmente gli spessori di sughero o cartalana fino a raggiungere l'altezza ottimale della colonna di borraggio, per effettuare una chiusura dimensionalmente corretta.

Questa altezza deve essere stabilita prima, effettuando alcune prove su un bossolo in modo che sopra il borraggio resti con precisione lo spazio necessario al piombo, al cartoncino di chiusura e all’orlo, oppure al piombo e alla chiusura stellare.

Considerato il leggero assestamento apportato dall'operazione di chiusura, converrà lasciare un tratto di tubo libero pari a circa 4/5 mm. per l'orlo tondo, 10/10,5 mm. per la chiusura stellare.

Quando viene fatto uso di borre in plastica, queste devono essere collocate direttamente sulla polvere, con la coppetta di base a sicuro contatto e senza interposizione di alcun cartoncino o spessore. Infatti solo questa condizione permetterà ai gas la regolare espansione e tenuta del labbro della couvette.

Nell’introdurre la borra in plastica nel bossolo è necessario accertarsi che la coppetta di base non si deformi o danneggi forzando contro il bordo del bossolo. Questo bordo può essere leggermente allargato, con un mandrino conico di ferro o di legno per facilitarne l'introduzione.

La giusta compressione sui componenti della cartuccia viene ottenuta in seguito con la chiusura, la cui quota regola perfettamente l'assestamento facendo retrocedere leggermente la colonna piombo, borra e polvere.

La dose di pallini può essere controllata a misurino quando il loro diametro è medio-piccolo, altrimenti con i piombi di maggior diametro tramite pesatura. 

 

 

Con piombo di diametro maggiore del n.4 ( 3,1 mm.) il ricorso alla bilancia è di rigore.

Nella chiusura ad orlo tondo sopra i pallini viene posto un dischetto di chiusura numerato friabile e leggero, perfettamente in piano.

I dischetti di chiusura possono essere in:

  • Cartoncino
  • Sughero conglomerato di basso spessore
  • Sughero naturale
  • Celluloide trasparente 
  • Plastica autodisintegrante

I cartoncini e i dischi rigidi e pesanti, quando non si disintegrano, contribuiscono alla dispersione delle rosate perché disturbano lo sciame dei pallini all'uscita dalla canna.

Nella chiusura stellare il piombo viene fermato dal ripiegamento plissettato del tubo stesso. Questo ripiegamento si divide solitamente in sei oppure otto pliche, più raramente quattro. In questo caso il cartoncino di chiusura non è necessario. 

L'orlo classico ha in genere la forma tonda, quadra o tondo-quadra definita “a becco di civetta”, secondo il tipo di bobina montato sull'orlatore. 

La resistanza più alta allo svolgimento della chiusura viene offerta dall'orlo quadro, oggi praticamente obsoleto e utilizzato molto di rado, l’orlo a becco di civetta presenta una resistenza allo svolgimento leggermente superiore a quella dell'orlo tondo, a parità di altezza, perciò sembra preferibile con polveri di difficile accensione o con basse cariche di piombo.

La chiusura stellare ferma le sue pliche tramite un ripiegamento verso il centro, chiudendo l'apice della cartuccia ed effettuando un bordo circolare esterno, simile ad un orlo tondo. 

La foto mostra una chiusura stellare di tipo industriale a sei pliche.


In questo caso la chiusura stellare viene ottenuta con quattro passaggi che prevedono:

  • Una leggera incisione
  • Un accentuamento della profondità delle pliche tramite il "cono"
  • L'appiattimento o coniatura
  • Orlatura finale

La chiusura stellare sviluppa una maggiore resistenza all'avanzamento della carica rispetto all’orlo tondo, o tondo-quadro, quindi consente di ridurre la dose della polvere.

La bobina dell’orlatore deve spingere a fondo, in modo da ottenere il giusto ripiegamento del bossolo sul cartoncino (orlatura comune) o direttamente sui pallini (chiusura stellare) tuttavia senza provocare un eccessivo arretramento del piombo e dell’intera carica, comprimendo eccessivamente la polvere.

Particolare attenzione deve essere fatta utilizzando gli orlatori elettrici perché con essi è facile stringere troppo l’orlo, generando maggiori pressioni di sparo.

 

 

13) Pressioni massime e velocità iniziali: come stabilire se sono giuste


In questo caso dobbiamo consultare le norme C.I.P dei banchi di prova. Secondo cui considerando cartucce standard si hanno le seguenti indicazioni:

  • Calibro 12: Pmax non superiore a 740 bar
  • Calibro 16: Pmax non superiore a 780 bar
  • Calibro 20 e inferiori: Pmax non superiore a 830 bar
  • Cartucce Magnum in tutti i calibri: Pmax non superiore a 1050 bar

Il limite per le cartucce Magnum vale anche per le cartucce definite a elevate prestazioni che non hanno un bossolo da 76 mm. e che devono essere sparate esclusivamente in armi provate a 1370 bar.

Lo stesso regolamento prevede che nessuna delle cartucce della serie sottoposta a verifica raggiunga una pressione del 15% superiore a questi limiti massimi ammessi per i diversi calibri o tipi di munizione.

Per cartucce con pallini di acciaio esistono apposite norme, che riguardano non solo la Pmax ammessa, ma anche la quantità di moto, un nuovo parametro che è il prodotto della velocità iniziale per il peso in grammi della carica dei pallini.

Vale la pena considerare l'elevata pericolosità e difficoltà caratteristiche del caricamento di cartucce con pallini di acciaio, che richiede componenti speciali e continui test di verifica in canna manometrica. Quindi può difficilmente essere eseguito in autonomia.

Nel caricamento personale con pallini di piombo, se non disponiamo di strumentazioni di controllo, dovremo essere molto prudenti rispettando, per le nostre cartucce, i dosaggi e gli assetti consigliati dai produttori delle polveri da sparo.

Anche la scelta dell'innesco deve rispettare precisamente l'indicazione del produttore.

 

 

Una breve considerazione sulla velocità iniziale delle moderne cartucce a pallini


Fino agli anni 60' le munizioni a pallini producevano V0 di circa 380 m/s con pressioni di esercizio difficilmente superiori ai 500 / 600 Bar.

Oggi le munizioni attuali sviluppano valori di Vo oscillanti da 400 a 420 m/s con pressioni quasi sempre superiori ai 600 Bar.

Nelle speciali munizioni steel shot dove, per la ridotta densità dei pallini, è richiesta un'elevatissima velocità iniziale per migliorarne l'efficacia si portano i valori ai limiti concessi dalla normativa C.I.P. e, nella fattispecie, dalla "energia di movimento".

Nella seguente tabella trovi il riepilogo della normativa C.I.P. per pallini no-toxic.

 

 

Ritornando alle cartucce comuni con pallini in piombo si deve specificare che le elevatissime velocità iniziali non comportano soltanto vantaggi ma anche evidenti problematiche. Le elevate velocità / pressioni difficilmente forniscono rosate compatte e regolari, sono incostanti, sviluppano un rinculo poco piacevole e non sono adatte alle armi leggere.

L’esperienza insegna che il carniere del cacciatore beneficia di cartucce "normali". In tal senso dobbiamo ricordare che i maggiori esperti in materia del secolo scorso individuavano nel valore di 375 m/s la "velocità che uccide".

 

 

14) Come e dove conservare le cartucce 


Le cartucce devono essere conservate possibilmente al riparo dall'umidità e dai forti sbalzi di temperatura ambientale.

Le cartucce che lasciamo nel bagagliaio delle auto nelle caldissime giornate estive origineranno quasi sempre elevate pressioni / velocità allo sparo e fastidioso rinculo, non di rado associato a rosate mediocri. 

In zona di caccia, nelle giornate di pioggia, è meglio mantenere le cartucce collocate nella cartuccera, poste al riparo sotto la cacciatora, affinché non si bagnino e si mantengano a una temperatura accettabile.

Le cartucce con bossolo in cartone che accidentalmente cadono in acqua o vengono bagnate dalla pioggia o dalla rugiada, non debbono essere asciugate con fonti dirette di calore, o per esposizione ai raggi del sole, perché questo comporterebbe una variazione del livello combustivo della polvere e un suo probabile deterioramento.

 

 

Solo le cartucce con bossolo in plastica e stellare termosaldata al centro delle pliche, se la permanenza in acqua è stata di pochissimi secondi, possono essere asciugate con un panno adatto e poi sparate.

Consiglio perciò di scaricare le cartucce fortemente bagnate, per il recupero della sola carica di pallini, perchè esiste la possibilità che anche l’innesco, oltre alla polvere, si sia deteriorato.

 

 

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