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Guida per la caccia alla tortora: tutto quello che c’è da sapere

Tra tutti i tipi di caccia alla migratoria praticata senza cane, la caccia alla tortora, è quella che riesce a mantenere in me un’alta concentrazione stimolando l’istinto venatorio.

Sarà perché è legata all’inizio di quella stagione che scandisce il ritmo biologico della mia esistenza; sarà per l’aria che si respira a settembre, ancora calda del ricordo dell’estate ma densa dei profumi dell’autunno.

Sarà per l’inconfondibile paesaggio che si osserva da sotto l’ombra ristoratrice di carrubi secolari mentre la stoppia rimasta nei campi ancora scoppietta sotto i potenti raggi bianchi del sole e l’aria rarefatta ondeggia sfumando i contorni all’orizzonte.

Quando ti accorgi di uccelli che invece di volare sembrano nuotare nell’aria, compiendo movimenti ritmici con le ali scure sempre protese ad accarezzare quell’elemento che un attimo dopo fenderanno con movimenti improvvisi, inconfondibili per la colorazione che con lo sfondo del settembrino e azzurro cielo siciliano mette in risalto il petto bianco panna e la coda scura, scartando da un lato e dall’altro, picchiando o zigzagando tra le fronde verdi, allora è ora di caccia alle tortore.

Questo splendido migratore, croce e delizia del cacciatore migratorista italiano, rischia per molti di rimanere un pallido ricordo degli anni verdi e per molti altri solo un miraggio forse da inseguire all’estero, una leggenda narrata dai più anziani, ma siccome non mi piace vivere di ciò che è stato né di ciò che ancora non è, preferisco fare il punto della situazione allo stato attuale della caccia alla tortora sul nostro territorio.

 

 

Identikit della tortora

Nome scientifico: Streptotelia Turtur, ormai lo sanno tutti, o più comunemente identificata come tortora selvatica o africana.  La conosciamo come uno dei capisaldi dell’attività venatoria tradizionale italiana, specialmente al centro sud.

Sappiamo che si tratta di un selvatico schivo, molto sensibile alla variazioni climatiche, presente dall’Africa all’Europa. Come areale predilige la pianura, specie se ricca di granaglie e alberi, ma la troviamo anche in collina ed ha un comportamento regolare se non è disturbata e le condizioni climatiche si mantengono serene e stabili, altrimenti è soggetta a errabondismi locali fino all’individuazione di aree di raccolta per la migrazione.

 

Guida-Alla-Caccia-Tortora

Individuarla sul territorio è diventato difficile perché gli areali in cui è presente la tortora sono diminuiti.

Negli ultimi anni però l’aumento di colture cerealicole, di pomodori e meloni a campo aperto che favoriscono la crescita di piante selvatiche ricche di semi di cui le tortore vanno ghiottissime, di girasole, ha leggermente migliorato le condizioni dell’habitat favorendo l’incontro con il selvatico.

 

 

La caccia alla tortora

Cacciarla è stato sempre come stare in un sogno: o ti trovi immerso in mezzo alle tortore senza accorgertene e non sai quale mirare o proprio sul più bello, ti risvegli e tutto svanisce perché c’è stato un temporale o una burrasca.

Un migratore intrigante, insomma, che un tempo, quando l’attività venatoria iniziava alla fine di agosto ed era concessa anche la primaverile, vedeva tra le schiere dei cacciatori dei veri e propri specialisti della caccia alla tortora.

Questi, profondi conoscitori del territorio e delle abitudini del selvatico, al pari di zoologi, conoscevano a menadito abitudini e comportamento del selvatico, individuavano le aree del territorio nelle quali prevedevano che le tortore si sarebbero radunate per fare provviste prima della traversata, sembrava che pensassero come i selvatici che dovevano cacciare, ma non è questa forse la più alta sublimazione dell’essere cacciatore?

L’individuazione si basava oltre che sull’esperienza personale e tramandata, innanzitutto, sulla capacità di osservazione di “segni premonitori” che leggevano nella natura e che aiutavano ad azzardare quelle previsioni meteo a medio termine che avrebbero influenzato il comportamento della nostra beneamata.

 

 

Oggi che siamo abituati a leggere le previsioni del tempo da uno smartphone anche se siamo all’aria aperta, ci viene difficile credere a persone che analizzando la presenza di alcuni insetti, il volo e il comportamento delle gazze, la presenza o meno di altri volatili, l’attività delle formiche, il modo in cui tessevano la tela alcuni ragni, gli spostamenti delle lumache e non ultima la guazza presente la mattina in precisi giorni del periodo estivo, riuscivano a stabilire che tempo avrebbe fatto dopo 20 o 30 giorni.

Una seria difficoltà nella caccia alla tortora è che la sua presenza ai fini venatori è molto circoscritta.

Infatti sappiamo che tra la fine di Agosto e i primi 15 giorni di Settembre lascia l’Italia per continuare la migrazione verso sud, e non tutte le regioni italiane consentono una preapertura settembrina o se la consentono è a singhiozzo. In tali condizioni riuscire a trovare sul territorio un selvatico di passo che effettua la migrazione in pochi giorni diventa davvero un problema.

Perciò, per incontrarla e incarnierarla sarà necessaria una certa dose di fortuna, oltre a quella basilare conoscenza del selvatico e delle sue abitudini, del suo comportamento rispetto alle condizioni climatiche e del territorio dove si caccia.

 

 

Come si caccia la tortora

Nonostante le restrizioni di giornate e carniere, i cambiamenti climatici, il proibizionismo, i parchi e le aree protette, la tortora riesce a regalarci ancora sane e vere emozioni quando si ha la fortuna di incontrarla in quei pochi giorni che precedono la migrazione.

La ricerca del selvatico sul territorio avviene a caccia ancora chiusa nei giorni che precedono l’apertura e mai con largo anticipo.

È in questo periodo che gli appassionati della caccia alla tortora perlustreranno tutte quelle aree pianeggianti e collinari dove è ancora presente qualche stoppia di grano o di orzo, colture di mais e girasoli, meloni e pomodori a campo aperto o vigneti magari attorniati da alberi di basso fusto sulle cui cime la tortora ama riposare.

Visto il periodo ancora molto caldo e secco, da non sottovalutare saranno anche gli abbeveratoi dove gli animali si recano dopo aver pasturato e prima del rientro la sera.

Considerando la situazione abbastanza tipica di questa caccia individuiamo principalmente due tipologie di caccia alla tortora, una sottoforma d’appostamento fisso e temporaneo e la caccia vagante.

 

Come scegliere la grammatura e la numerazione del pallino

 

 

Caccia alla tortora da appostamento fisso

La caccia da appostamento si può praticare anche in solitaria ma sarebbe consigliabile che ci sia qualche fucile in più in base alle dimensioni dell’area dove abbiamo rilevato la presenza delle tortore.

Questa forma di caccia può essere esercitata nei luoghi di pastura specie di mattina, in quelle aree cioè dove le tortore sono abituate ad andare a cibarsi.

Riuscire ad individuare il luogo di pastura è molto importante, in quanto, il comportamento abitudinario della tortora porta il selvatico ad andare sempre in quel luogo nonostante la presenza dei cacciatori.

A supporto di tale aspetto, spesso mi è capitato di conoscere gruppi di cacciatori che, una volta individuato l‘areale dove sono presenti alcune tortore nel periodo di caccia chiusa, iniziano a distribuire grano e cereali vari al fine di incrementare, con la distribuzione di cibo abbondante, la presenza dei selvatici che si richiamano a vicenda.

Dopo aver compreso il movimento che gli animali effettuano in tale posto di pastura, punti di ingresso e uscita, grazie ai sopralluoghi effettuati a caccia chiusa, il giorno fatidico si spera di poter occupare i posti migliori.

Ci si posiziona a ridosso di muri a secco, di ripari naturali come i canneti, o semplicemente all’ombra di alberi, avendo sempre cura di avere il sole che sorge alle spalle e disposti a ferro di cavallo con gli altri cacciatori, si avrà la possibilità di iniziare a sparare molto presto di mattina e, se c’è una discreta presenza del selvatico, si raggiungerà in breve la quota di carniere prevista per legge.

 

Zona-Pastura-Caccia-Alle-Tortore

 

Le prime tortore abbattute verranno subito ispezionate per capire se si tratta di individui adulti, giovani o giovanissimi, ciò al fine di comprendere a che punto è la migrazione.

In questa forma di caccia, il tiro avviene sempre a distanze medie se si ha l’accortezza di fare abbassare di quota il selvatico, di non azzardare la fucilata se attraversano il campo troppo distanti dalla nostra postazione o se lo sorvolano per ispezionarlo, ricordandosi sempre di rispettare le posizioni degli altri.

Le tortore arriveranno di mattina presto, dicevamo, sempre in branchetti da tre a cinque, ma anche a coppia, entreranno sul campo a una certa altezza e dopo un rapido giro di perlustrazione scenderanno velocemente di quota per posarsi a mangiare, mentre alcune si poseranno sui rami più alti a mo di vedetta.

Fatto giorno e aumentando la pressione venatoria, arriveranno anche singolarmente e ad una maggiore altezza o radenti gli alberi.

 

 

Perché è opportuno individuare "i punti di entrata" dei selvatici

Vista l’imprevedibilità del selvatico, sono stato sempre abituato a valutare altre opzioni di appostamento.

Può capitare, infatti, che il luogo individuato per la pastura sia troppo affollato di colleghi cacciatori in appostamento temporaneo (e in Sicilia c’è quasi sempre solo quello), non tollerando troppo la presenza e la vicinanza con altri, allora preferisco individuare i ”punti di entrata”, cioè quei corridoi invisibili, situati anche a 400/500 metri di distanza dall’area di pastura, che gli uccelli percorrono per raggiungerla o per allontanarsi.

Se si ha la fortuna e l’accortezza di individuare quello più seguito dai volatili, anche in questo caso si avrà la possibilità di fare un buon carniere in poco tempo.

Anche qui inizieremo a vedere le prime tortore di mattina presto, ma al contrario del luogo di pastura, qui i tiri difficilmente saranno sulla breve e media distanza e dovremo essere pronti ad effettuare anche qualche tiro un po’ più lungo.

La caccia alla tortora, in questo caso, diventa ancora più stimolante perché al suo volo veloce e imprevedibile aggiungiamo la distanza del tiro, mettendo alla prova la nostra dote di mira, il senso del selvatico e dello sparo.

 

 

Appostamento all'abbeveratoio

L’appostamento all’abbeveratoio è simile come preparazione a quello in pastura. Ci saranno stati numerosi sopralluoghi nei giorni precedenti o si saranno create le condizioni per richiamare le tortore a bere in quel luogo dopo che hanno mangiato, come ad esempio lo sfalcio dell’erba o delle canne per mettere in risalto una bella pozza d’acqua.

Un appostamento in questa area è molto rischioso ma può essere anche molto proficuo. Il rischio sta nel fatto che si inizia a vedere i selvatici molto più tardi rispetto alla pastura e quindi quelli che arriveranno saranno smaliziati alzando il loro livello di diffidenza, allarmandosi al minimo movimento o riflesso.

 

Tortora-Beve-Caccia

 

Nonostante la consuetudine acquisita, i colpi sparati possono indurre i selvatici a cambiare zona o ad andare a bere alla prima occasione disponibile e non nel luogo prescelto. Una breve burrasca, inoltre, può offrire il prezioso liquido ovunque sul territorio, inficiando tutto il lavoro svolto.

L’aspetto positivo sta nel fatto che se il luogo di abbeverata è prossimo a diversi luoghi di pastura, e isolato da altri punti ricchi di acqua, questo raccoglierà comunque un buon numero di selvatici che arriveranno alla spicciolata a velocità più moderata rispetto alla pastura e a distanze di tiro medie.

In questo caso conta la possibilità e la capacità di trovare una posizione libera e ombreggiata che ci consenta di mantenere un buono stato di mimetismo, di tenere sotto controllo l’acqua e una sufficiente porzione di area circostante perché le tortore arriveranno da diverse direzioni.  

 

 

Caccia alla tortora vagante

Ma la forma di caccia alla tortora che mi più mi appassiona è la forma vagante che i calendari venatori di oggi lasciano un po’ nel limbo giuridico.

Ricordo con piacere un posto bellissimo ed ameno nei pressi del mio paese, in cui amavo andare a caccia.

Lo frequentavo dall’apertura a quaglie fino a novembre, quando poi mi dedicavo alle beccacce, era costituito da un’ampia pianura non regolare.

La prevalente coltivazione a grano era alternata da grossi appezzamenti di vigneto, che come nelle migliori tradizioni, erano ricchi di alberi da frutta. Le aree periferiche erano caratterizzate da un esteso mandorleto e nei numerosi canali scavati era possibile trovare anche dell’acqua.

I campi coltivati a grano erano a loro volta contrassegnati da una serie di ulivi che segnavano i confini.

Terminata la caccia alle quaglie, in questo fantastico scenario che sembrava venire fuori da un dipinto o dalla letteratura bucolica, mi soffermavo con immenso piacere a gironzolare, risparmiando i cani, tra i filari di ulivo o in mezzo al vigneto sperando che qualche tortora si involasse e mi consentisse di effettuare un bel tiro.

Questo tipo di caccia alla tortora è molto appagante, anche se forse meno proficua, e molto dinamica quindi più adatta a cacciatori che mal si adattano ad un’attività di appostamento ed ha più possibilità di riuscita se praticata in coppia.

Ma l’emozione che ti conferisce la capacità di trovare da soli il selvatico che può partire da qualunque parte, è davvero unica come unico è quel suono ovattato che subito attira i sensi del cacciatore, rotondo ma deciso come dei piccoli scoppiettii tipico dell’involo della tortora.

 

Caccia-Tortora-Vagante

 

Mai disordinata la tortora, anche in quell’occasione di pericolo è sempre elegante, come lo è il colore mesto dell’oro delle ali che si infrange sul verde del vigneto o sul giallo delle stoppie.

Il tiro in questi casi sarà sempre lungo e al limite della gittata del nostro fucile, perché difficilmente il selvatico si farà accostare troppo, pertanto dovremo organizzarci con le giuste munizioni e strozzature.

La tortora può partire da terra, dove si nutre, e in questo caso non si incolonnerà di fronte a noi, ma tenderà a curvare a destra o sinistra con un volo ad altezza media ma da subito rapidissimo per poi prendere quota molto più in la.

Se parte dall’albero semplicemente si lascerà cadere sbattendo le ali e riprendendo subito quota, disegnando una V.

Tutto questo avverrà intorno ai 30 metri, quindi avremo poco tempo per imbracciare e sparare prima che il selvatico esca fuori range del nostro fucile.

Un tiro che esalta le doti del cacciatore che dovrà possedere una buona mira e capacità di valutare il giusto anticipo in tempi brevissimi. A volte potrà capitare che il selvatico appollaiato sull’albero non parta subito, ma ci lasci passare per poi partire alle spalle.

Altro bellissimo momento della caccia alla tortora è il pomeriggio tardi al rientro. Quando la natura sembra tirare un sospiro di sollievo dopo un’intensa giornata di caldo e di passione, e si appresta a riposare per la notte incipiente.

Sempre in appostamento temporaneo, ci troveremo con le spalle rivolte ad un carrubeto fitto o ad un agrumeto e attenderemo che di fronte ai nostri occhi si materializzino le saette alate che zigzagando nell’aria ferma tra il canto dei primi grilli, arriveranno basse e si impenneranno solo all’ultimo prima di tuffarsi tra le braccia frondose degli alberi.

Se è pomeriggio tardi, neanche a pensare di poter sparare quando sono basse e frontali, sarebbe padella sicura essendo difficile distinguere la sagoma zigzagante e scura sullo sfondo,

Il momento giusto è quando si alzano prima di rituffarsi tra la vegetazione e si stagliano nette, per pochi attimi, contro il cielo tenue del crepuscolo. Questo miracolo della natura continua fino quasi al buio.

 

 

Le cartucce per la caccia alla tortora

La tortora è un selvatico difficile da sparare perché ha un volo saettante dinamico e veloce ma la sua resistenza alle ferite e al piombo è abbastanza modesta.

Considerando la mole del selvatico, il periodo ancora caldo e abbastanza umido in cui si esercita la caccia, il piombo ideale in funzione del rapporto massa superficie è il numero 8 (2,3 mm.)

Tuttavia si deve fare una considerazione importante in questa scelta, ovvero la distanza di tiro in funzione del tipo di caccia praticata e soprattutto dell’orografia dell’ambiente.

Nei pressi delle pasture naturali o delle abbeverate, delle piante alte di buttata, dove le tortore arrivano tranquille e con volo lineare e non veloce, sparando entro i 30 metri, di prima canna il piombo migliore è il n. 9 (2,1 mm.) ed il n. 8-7½ a seguire.

 

Guida-Caccia-Tortora

 

Se invece si caccia al rientro o al traccheggio in prossimità di boschi, oppure si spara di passata alle tortore nel volo di spostamento in zone lontane dai luoghi di pastura, il pallino migliore sarà il n. 7½ (2,4 mm.) e per tiri al limite il n. 7 (2,5 mm.).

Per il calibro 12, sempre in considerazione delle condizioni di caccia e distanza di tiro, alle pasture ed all’abbeverata non supereremo i 32 / 33 grammi, anzi un’ottima combinazione provata dal sottoscritto è una cartuccia ancora più leggera, come la MB Light con 30 grammi di pallini nr.8-9 di prima canna e nr. 7½ di seconda.

Nei rientri serali al bosco o in condizioni difficili con tiri al limite della portata, si “ruba” qualche tortora con cartucce corazzate da 34 / 36 grammi e piombo n. 7½. Eccellenti le vecchie cartucce da tiro al piccione.

 

Come scegliere la grammatura e la numerazione del pallino

 

Nel calibro 20 si potrà utilizzare tranquillamente la stessa numerazione di piombo con 24 / 25 grammi nelle cacce più semplici e non superando i 26 / 28 grammi in quelle più impegnative.

Molto redditizio l’impiego del calibro 16 e virtuoso quello del calibro 28.

Per il 16 valgono le considerazioni fatte per il 12 e 20, quindi in cacce non troppo impegnative, useremo cartucce leggere con 27 / 28 grammi di pallini n. 8-9 per passare ai 29 / 32 grammi nei rientri con pallini n. 7-7½-8.

Nel calibro 28, molto sportivo ed efficace sulle pasture si potranno sparare munizioni da 22 / 24 grammi con numerazione dal 9 al 7½.

Le cartucce che si utilizzeranno saranno quasi sempre con contenitore e abbastanza veloci, per favorire gli anticipi, sempre notevoli su questa preda.

 

 

Il fucile per la caccia alla tortora

Non esiste un fucile in particolare per la caccia alla tortora, è bene che il cacciatore utilizzi il fucile con cui si sente più a suo agio perché capiterà di effettuare dei tiri difficili su prede molto veloci.

Spesso sarà in prossimità delle pasture con molte stoccate e tiri istintivi poco mirati, in cui il secondo colpo si utilizza per recuperare ciò che si è sbagliato col primo ma col bersaglio che si trova in tutt’altra direzione vista la rapidità del selvatico e la capacità di volo.

Sia nella caccia da appostamento che in quella vagante sarà necessario usare comunque un fucile con delle canne da 67 / 71 cm con strozzature medie o massime in base alla difficoltà della situazione venatoria.

 

Fucile-Caccia-Tortora

 

Per il semiauto ottima scelta canne a media strozzatura quindi Modified o *** oppure improved modified o **, mentre per le due canne va benissimo il classico abbinamento medio/massimo, ***/*.

Nell’orario pomeridiano, capita spesso che la tortora voli molto radente agli alberi per cui si dovrà effettuare un tiro più ravvicinato rispetto ai precedenti. In questo caso ottime saranno le canne corte e non superiori a 67 cm. 

Ci agevolano nel nostro intento e potremo utilizzare strozzature tutta caccia ****/** nelle doppie canne e *** o **** stelle nel semiauto.

 

Migliori Fucili Da Caccia A Canna Liscia Usati

 

 

Per finire in bellezza

Il mio vero “battesimo del fuoco” nella caccia alla tortora avvenne nella stagione ‘99/2000. 

In quell’anno non posso non ricordare con immenso piacere, un bellissimo pomeriggio d’apertura appostato al rientro in mezzo ad un carrubeto molto folto.

Distanziatomi da Salvo, mio compagno di caccia, un centinaio di metri, non erano ancora le 16.30 del pomeriggio che iniziarono ad arrivare tortore di continuo a branchetti, a coppia ed isolate, uno spettacolo unico che ho avuto la fortuna di gustare fino all’ultimo anche perché eravamo da soli e furono davvero tante le tortore che passarono indisturbate.

La cosa ancora più incredibile fu che il padre del mio amico venuto con noi ma rimasto 500 metri indietro, non ne vide neanche una.

Dopo una flessione delle presenze, a partire dalla stagione 2013 / 14 fino all’ultima trascorsa, si è registrato un leggero aumento, anno dopo anno, della presenza della tortora.

E proprio lo scorso anno sempre il giorno dell’apertura, ho rivissuto un’altra bella esperienza, ma questa volta di mattina e in pastura. Il movimento delle tortore iniziò presto appena fatto giorno e con l’aumento dei colpi di fucile iniziò anche ad aumentare la presenza di questi bellissimi selvatici che ci hanno letteralmente travolti, un’emozione unica.

 

Quali sono le cause di tali decrementi e incrementi della tortora negli anni?

Innanzitutto ricordiamo che stiamo parlando di migratori e che le condizioni del tempo e dei venti incidono molto.

Personalmente, poi, ritengo che la fase di calo della presenza del selvatico sia seguita al disboscamento di grosse aree del territorio, sia carrubeti che agrumeti, per fare spazio agli impianti serricoli, ma anche costruzioni civili e industriali, quindi un consumo di suolo che ha interessato in generale tutta l’area orientale della Sicilia soprattutto alla fine degli anni ’90, modificando sensibilmente l’aspetto del territorio.

 

Tortora-Su-Albero

 

A questa tendenza è subentrato un nuovo trend che ha visto, nell’ultimo decennio, un aumento delle colture cerealicole e a campo aperto, e delle coltivazioni di mandorli, ulivi e vigneti, unita ad una maggior tutela degli alberi di carrubo.

Ritengo che ciò abbia contribuito a stabilizzare le presenze del selvatico ricreando un habitat più consono e ospitale.

Da questo a dire che si tratta di una specie in netta ripresa ce ne vuole, da osservatori e come persone che vivono la natura, possiamo sostenere di aver percepito, in base a quanto visto, che negli ultimi anni la curva della presenza sul nostro territorio rimane abbastanza piatta ma con un trend che sembra tenda alla risalita.

La tortora, oggi, purtroppo è considerata specie a rischio e si discute se si possa praticare nei suoi confronti ancora la caccia, benché personalmente non ritenga che sia la caccia regolamentata a causarne la rarefazione, ma piuttosto la cementificazione degli areali di sosta, svernamento e riproduzione, l’agricoltura intensiva, la monocoltura, l’uso di pesticidi e veleni, e forse anche lo sfruttamento della risorsa nel turismo venatorio.

 

 

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Saro Calvo

Siciliano, classe 1975, vive nel sud est dell’isola in provincia di Ragusa dove lavora presso uno studio di consulenza, ed esercita con passione l’attività venatoria con 26 licenze all’attivo. Molto legato al proprio territorio, pratica la caccia col cane da ferma alla stanziale e alla migratoria. Si è appassionato, negli ultimi anni, all’uso del calibro 28 in tutte le forme di caccia e alla ricarica domestica, sempre alla ricerca della giusta munizione. Convinto lettore, ama approfondire tematiche riguardanti l’ambiente, la cinofilia, la ricarica e la caccia vissuta in tutte i suoi aspetti, anche quelli letterari. Sostenitore del connubio caccia/ricerca scientifica, dalla passata stagione venatoria fa parte del gruppo di monitoraggio per la beccaccia della provincia di Ragusa, in collaborazione con l’Unione per la Beccaccia e la FANBPO.

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