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Perché cacciare con il calibro 28: tutti i vantaggi

Il percorso che ha portato il cal. 28 da fucile per capanno ad arma di tutti i giorni e di tutte, o molte forme, di caccia non è stato certo breve e, di quanto si è scritto e detto, non è più neanche un segreto. Un calibro, questo, di cui sentivo parlare negli anni 80/90 ma mai visto in Sicilia, dove vivo.

In quel periodo era apertissima la diatriba tra dodicista e il ventista. Ed anche oggi mi sembra spesso di rivivere quel clima con i ventottisti, chi è a favore considerandolo la panacea di tutte le padelle (complice il web con i numerosi ed esagerati video) e chi invece è contrario se lo si considera al di fuori dell’ambito per cui è nato, il capanno. Ma la verità sta sempre in mezzo! 

Vero è che si è spesso parlato di moda del momento, di trend generazionale e legato ad un arco temporale ristretto, ma io non condivido molto questa analisi.

I dati d’altronde mi sembra che diano ragione a chi non pensa al piccolo calibro come a qualcosa di transitorio, molti cacciatori lo hanno eletto a loro primo fucile e molte delle case costruttrici di fucili, tra le più blasonate, si sono cimentate nella produzione di veri gioielli in termini meccanici, balistici e non ultimo artistici (ricordiamo i semiauto di Benelli, Beretta e Cosmi, sovrapposti e giustapposti di casa Rizzini, Poli, Fausti, FAIR, Beretta ed altri).

E se fino a qualche anno fa, era difficile reperire munizioni di piccolo calibro, specie nelle armerie del sud della Sicilia, dove vivo e abito, oggi è diventato molto più semplice anche grazie alla produzione di dedicata di case importanti della portata di B&P, per citarne una.

Ma veniamo all’aspetto dei vantaggi: perché usare il 28 a caccia.

 

L’emozione del calibro 28

Da un punto di vista strettamente obiettivo ritengo, personalmente ed in base alla mia esperienza, che non ci siano dei vantaggi veri e propri nell’utilizzo del cal.28 a caccia, ritengo più che altro, che ognuno debba trovare la propria dimensione e il proprio equilibrio nella gestione della propria attività e passione, perciò se si è trovato con il cal.12 o il 20 perché cambiare?

Però, da un punto di vista strettamente soggettivo, dirò che alcuni vantaggi, in realtà esistono.

Il primo vantaggio nell’utilizzo del piccolo calibro in 28/70 e delle cartucce ad esso dedicato che non superino i 24 gr, è l’emozione che solo questo piccolo calibro riesce a regalare al cacciatore quando, premuto il grilletto e assorbito il piccolo rinculo che spinge l’esigua carica di piombo, si assapora l’attimo che interrompe il volo forte e deciso di un colombaccio, lo sprint di un coniglio, il frullo di una beccaccia, la picchiata di una tortora, il fragoroso decollo di un fagiano o di una starna o la corsa di una lepre usando un “fuciletto” e una “cartuccetta” che sembrano dei giocattoli più che delle armi.

 

Perché cacciare con il calibro 28: tutti i vantaggi

 

Leggerezza non è sinonimo di scarsa resa… balistica

A parte questo aspetto, che chiamerei immateriale, un altro vantaggio che viene in mente è sicuramente la leggerezza dell’arma, specie per chi fa caccia vagante col cane, e delle munizioni. Immaginate chi pratica la caccia vagante in quelle giornate di caldo torrido che al sud specialmente durano fino ad ottobre inoltrato.

Ecco, per il cacciatore che va a quaglie col cane da ferma o a conigli col cane da seguita, avere a disposizione un’arma che pesi meno del cal.20 e una cartucciera più leggera, può significare qualche mezz’ora in più di autonomia fisica, ma soprattutto imbracciare un fucile che semplifica la gestione del brandeggio.

Ma tale leggerezza non va a discapito della resa balistica, in quanto, come già accennato, negli ultimi anni le case produttrici hanno molto lavorato sotto questo aspetto creando dei prodotti di eccezionale qualità, anche senza spendere una fortuna, ai quali si associa un’ottima produzione di munizionamento dedicato che spazia dal 28/65 al 28/70, fino al 28/76, da adattare quindi ai diversi tipi di caccia che si praticano.

Purché si consideri sempre che abbiamo in mano un cal.28 che non è un cal.12 più leggero, ma rappresenta un diverso modo di valutare l’attività e il momento dello sparo. Personalmente preferisco sempre utilizzare un fucile camerato 70 e munizioni 28/65 per quaglia e tordo, 28/70 per coniglio, lepre, fagiano, beccaccia, colombaccio e tortora

 

La cartuccia calibro 28

Il pregio della cartuccia in cal.28, sia essa ad orlo tondo che chiusura stellare, non sta tanto, e solo, nell’estetica accattivante ma quanto nel suo potenziale lesivo nei confronti di qualsiasi selvatico, giuste proporzioni di piombo.

Quando diversi anni fa iniziai a praticare il 28 con un semiauto “Turco” di seconda mano canna 67 strozzatori interni, nonostante la scarsa scelta di munizioni presenti sul mercato, la scarsa concentricità della canna e la scarsa lunghezza (nei piccoli calibri consiglierei sempre canne 71 o 76 cm), mi colpì il fatto che riuscivo ad abbattere dei colombacci colpiti da solo 2 o 3 chicchi di piombo 9 ma che penetravano talmente in profondità e con una forza di impatto talmente alta, che sembrava si fossero scontrati in volo.

Negli ultimi anni si è assistito a un più vasto assortimento nel ventaglio della gamma di munizioni e materiali per la ricarica, offerti sul mercato. Ciò consente all’appassionato del piccolo calibro di reperire la giusta cartuccia per le sue esigenze, non parlo solo di diverse numerazioni di piombo o tipi di chiusura o altezze delle cartucce, ma di differenti rese balistiche anche ad alto livello di prestazione, che ci consentono di esercitare in modo proficuo la nostra passione tanto all’allodola quanto al cinghiale.

Pur rimanendo ampiamente nei limiti di pressione consentiti, infatti, le case di produzione (B&P ha un’ottima gamma di prodotti ad esempio) sono riuscite ad ottenere cartucce con eccellenti rosate anche a 30mt (e forse più con l’introduzione della munizione 28/76) con una manciata di piombo. Viceversa per chi aveva esigenze di ottenere rosate più ampie a pochi metri e con minore potere d’impatto per non sciupare selvatici ravvicinati (vedi coniglio, quaglia, beccaccia) ha potuto trovare ottime munizioni con componenti in fibra.

Certamente con il piccolo calibro, quando si preme il grilletto, bisogna essere più precisi e più concentrati, ma vuoi mettere l’emozione di mettersi alla prova senza spargere etti di piombo?

 

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L’uso venatorio del calibro 28

L’uso del piccolo calibro durante la caccia, cacciata, in forma vagante col cane da ferma nel bosco, in pianura o col cane da seguita, è legato più ad un aumento della soddisfazione nel far carniere con un piccolo calibro che non ad una maggiore sensibilità del cacciatore o ad un effettivo miglioramento delle prestazioni.

Certamente si deve partire dal presupposto che il calibro 28 è e resta un calibro minore che mette a disposizione un numero inferiore di pallini, e pertanto deve essere chiaro che non si possono azzardare sempre tiri estremi al limite della portata, viceversa si deve capire che sulla breve distanza bisogna avere un po’ più di sangue freddo, in quanto, essendo la rosa dei pallini più concentrata, specie nei primi metri, rispetto al 12 o al 20, si rischia di sciupare il selvatico o di padellarlo clamorosamente.

Da questo punto di vista, diciamo, che un’altra sfida che ci pone il piccolo calibro è quella di modificare un po’ l’impostazione venatoria, specie nella caccia col cane. Infatti è necessario prevedere i movimenti dell’ausiliare, leggere bene il terreno e cercare posizioni di sparo ancora migliori e più consone rispetto a quando si utilizzano i calibri più grossi.

Inoltre, ritengo che nei piccoli calibri non esista una strozzatura e lunghezza di canna “generica” tipo cm.67 4/2 del 12 o del 20, ma che in base al tipo di caccia dovremmo adattare anche strozzatura e lunghezza di canna. La cosa è resa quasi possibile oggi grazie all’ampio uso degli strozzatori interni o in/out, ma ciò richiede un duro lavoro in termini di impostazioni di tiro e di individuazione della giusta munizione.

Tutto ciò premesso, con i moderni fucili in calibro 28/70 siano essi giustapposti, sovrapposti mono o demiblock, e semiautomatici e con le moderne munizioni che vanno dai 17 grammi ai 30 nel 28/70 ai 33 nella carica magnum, è possibile abbattere qualsiasi capo di selvatico stanziale e migratore in un range d’azione che non deve superare i 30 mt, a mio avviso.

All’interno di questo, se vogliamo, limite ritengo che il calibro 28 risulti essere anche più lesivo di calibri più grandi, risentendo la resa balistica molto meno delle variazioni climatiche. Questo aspetto l’ho constatato io in prima persona.

Ed è stato uno dei motivi per il quale ho iniziato ad eleggere il 28 mio primo fucile. 4 anni fa, dopo aver testato il deludente semiauto “Turco” in 28, mi sono deciso a prendere un sovrapposto Rizzini Ares canne 71 strozzatura fissa 3/1.

Nel finale di stagione pochissimo utilizzato, ma l’anno successivo, dopo essermi ben rifornito di munizioni di diverse tipologie, ma puntando in particolare sull’extra rossa B&P, decisi di testarlo meglio.

 

Perché cacciare con il calibro 28: tutti i vantaggi 2 

Ricordo che era il mese di Ottobre, particolarmente umido quell’anno e col cal.20 avevo avuto qualche delusione “cocente”, perciò un pomeriggio decisi di andare a fare un giro insieme al cucciolone di Breton che avevo, ed ho tuttora ormai adulto, in un carrubeto al confine con un mandorleto, dove speravo di incontrare qualche tordo. Prima canna inserii una cartuccia 22 gr 9,5 e di seconda una col 7,5. Appena entrato nel carrubeto volarono via una decina di colombacci, uno degli ultimi su una distanza di 20 metri lo fulminai atterrandolo in mezzo ad una nuvola di penne.

A seguito dello sparo partirono altri colombacci ed uno mi venne in verticale intorno ai 30 mt, tirai e anche questo con un bel fiocchetto venne giù. Mentre ricaricavo e assistevo il breton nel recupero, riflettevo su che potenza aveva questo fuciletto e che belle ed equilibrate cartucce avevo trovato.

Continuai la cacciata provando ad insidiare qualche tordo, ma con scarso successo, quando, da un grosso cespuglio, il breton non mi tira fuori un coniglio, sui 30 metri, mentalmente mi maledico di avere il 28 troppo piccolo, a mio avviso, per quel selvatico e la distanza, ma seleziono la seconda canna miro e sparo.

Dopo un attimo il coniglio era in bocca al breton che me lo riportava gioioso. Incredulo proseguo la cacciata e in un campo vicino il breton si esibisce in due bellissime ferme su due quaglie entrambe incarnierate agevolmente senza sciupare la seconda canna. Ecco non essendo io particolarmente affezionato alla pedana di tiro al volo e non ritenendo di possedere una grande mira, diciamo che questo fu il giorno che mi fece ricredere sulle potenzialità di questo piccolo calibro a caccia e sulla sua utilità di impiego su diversi tipi di selvatico.

 

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Saro Calvo

Siciliano, classe 1975, vive nel sud est dell’isola in provincia di Ragusa dove lavora presso uno studio di consulenza, ed esercita con passione l’attività venatoria con 26 licenze all’attivo. Molto legato al proprio territorio, pratica la caccia col cane da ferma alla stanziale e alla migratoria. Si è appassionato, negli ultimi anni, all’uso del calibro 28 in tutte le forme di caccia e alla ricarica domestica, sempre alla ricerca della giusta munizione. Convinto lettore, ama approfondire tematiche riguardanti l’ambiente, la cinofilia, la ricarica e la caccia vissuta in tutte i suoi aspetti, anche quelli letterari. Sostenitore del connubio caccia/ricerca scientifica, dalla passata stagione venatoria fa parte del gruppo di monitoraggio per la beccaccia della provincia di Ragusa, in collaborazione con l’Unione per la Beccaccia e la FANBPO.

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